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L'intervista della settimana

Il pittore di ospedali aiuta i bimbi malati con delfini e tartarughe

GUARDA LE FOTO E LA VIDEOINTERVISTA A SILVIO IRILLI, fondatore di "Ospedali dipinti"

Come sono arrivati un delfino e una tartaruga sulle pareti della sala operatoria di un ospedale pediatrico? Li ha disegnati Silvio Irilli, che dieci anni fa ha fondato il progetto “Ospedali Dipinti”. L’esordio è stato nel reparto di Radioterapia oncologica del Policlinico Gemelli di Roma, tra 2012 e 2013. Da allora, l’artista torinese ravviva e colora reparti di mezza Italia: «E’ dimostrato come aiuti i piccoli pazienti ad affrontare meglio le cure» racconta Irilli.

CHI E' SILVIO IRILLI Vive a Chieri, ha 53 anni e dipinge da quando aveva l’età dei pazienti per cui “lavora” oggi: «A 5 o 6 anni disegnavo già». A inizio anni ‘90 ha trasformato la sua passione in un lavoro e, fino al 2000, i suoi dipinti hanno illustrato copertine di testate nazionali, sportive e dello spettacolo. Intanto ha iniziato a gestire i laboratori d’arte al Parco Gianni Rodari e a lavorare come disegnatore ufficiale della trasmissione televisiva “Solletico” (Rai 1). Tra il 2007 e il 2008 ha dipinto i murales al Georgia Aquarium di Atlanta (Usa), l’acquario più grande del mondo. La svolta successiva è stata nel 2012, quando è nato “Ospedali Dipinti”.


Com’è nata l’idea degli Ospedali Dipinti?

«Il progetto è iniziato per portare un nuovo messaggio nei reparti di pediatria, cercando di trasformarli in ambienti a tema che stiano vicini ai bambini, farli interagire e farli sognare anche durante le terapie. E’ un modo per stare accanto a loro e tenerli lontani dalle loro paure».

E funziona?

«Sì, addirittura più di quanto pensassimo. Il riscontro clinico con i bambini è stato incredibile, soprattutto nei “bunker” della radioterapia: quando pareti e soffitti sono neutri, non riescono a stare fermi e devono essere addormentati prima di avviare il trattamento. Quando ci sono i dipinti, restano svegli e ascoltano i medici che parlano di sottomarini da guidare in mezzo a tartarughe e delfini. A quel punto chiudono gli occhi e immaginano di essere nel mare».

Guarda un estratto dell'intervista su YouTube


Come sceglie i soggetti delle opere?

«I temi più richiesti sono quelli del mare e del bosco perché sono quelli che fanno sognare i bambini ma anche gli adulti: si prestano molto bene proprio perché i bimbi possono immergersi in questi ambienti e interagire con i vari personaggi. Ho fatto degli studi psicologici per collegare le varie emozioni e il sorriso del delfino è quello che “conquista” da subito i bambini, così come la calma delle tartarughe o i colori dei pesci e dei coralli: l’obiettivo è creare un percorso emozionale, far immergere il paziente e distrarlo da quello che sta vivendo dentro l’ospedale».

Dove ha dipinto in questi dieci anni?

«In realtà le opere nascono nel mio studio, visto che il reparto di un ospedale non potrebbe restare chiuso per il tempo necessario a realizzare il disegno. Quindi io vado, prendo le misure della stanza e poi realizzo l’opera in studio. Poi la stampo e la ricostruisco sul posto, applicando il dipinto sulle pareti degli ospedali. Diventa quasi una magia perché, nel giro di un paio di giorni, il reparto passa da bianco a coloratissimo. Spesso medici e pazienti sono convinti di aver sbagliato strada».

Dev’essere una soddisfazione lasciarli tutti a bocca aperta.

«La soddisfazione più grande e inaspettata mi è arrivata grazie a una mamma, che mi ha scritto per raccontarmi come il suo bimbo di 3 anni sia rimasto incantato a guardare il dipinto durante la terapia. E’ stato sorprendente anche vedere bambini che, nei reparti di neuropsichiatria, entrano in sala, indicano i personaggi e parlano con loro: sono reazioni che hanno sorpreso anche i medici e che dimostrano come questi ambienti aiutino a superare ogni tipo di difficoltà, sia fisica che mentale. Queste testimonianze stimolano ulteriormente la mia creatività e la mia responsabilità, spingendomi a dare il 200% per realizzare le opere nelle sale e nei corridoi».

Quali sono state le opere più importanti?

«In questi dieci anni di attività abbiamo raggiunto 21 ospedali, con oltre 6.500 metri quadri di pareti, soffitti e pavimenti trasformati in mondi da favola. Il progetto ha toccato quasi tutte le regioni italiane: cito, per esempio, l’Istituto dei tumori di Milano, il Centro oncologico di Pavia, l’ospedale di Salerno. Poi il reparto intitolato a Nadia Toffa a Taranto. In Piemonte ho realizzato il corridoio d’ingresso del reparto d’accoglienza del Regina Margherita. Sono 50 metri, tutti a tema bosco su vetrate e pareti. Lo stesso che ho scelto per il pronto soccorso dell’ospedale pediatrico di Cuneo, realizzato grazie al sostegno dell’associazione “La Favola di Marco”. Tengo a precisare che non siamo una onlus ma un progetto privato a disposizione di aziende e associazioni».

Quindi chi paga i suoi lavori?

«Spesso sono i primari a chiamarmi ma sono sempre e solo i privati a finanziare le opere e a permettere a Ospedali Dipinti di non gravare sulla sanità pubblica che, giustamente, deve dare priorità ai medici e alla ricerca. Fa parte del nostro messaggio: è importante fare squadra e spingere gruppi e singoli cittadini a investire, come se ognuno di loro desse una mano ai pazienti che stanno lottando negli ospedali. Dico sempre che la firma principale delle opere non è la mia ma di chiunque partecipi a pagarla, anche solo con 1 euro. Così è tutto ancora più bello».

Quali sono i prossimi progetti?

«C’è il “Gaslini a colori”, grande progetto già in corso da tempo nel famoso istituto pediatrico di Genova: presto torneremo per dipingere il blocco operatorio. Poi sarà il turno della sala Tac al Gemelli di Roma e della neuropsichiatria infantile dell’Umberto I, sempre a Roma. In mezzo, dopo aver colorato la sala giochi, ritornerò alla clinica pediatrica di Padova per dipingere il corridoio e il bunker. E speriamo che Ospedali Dipinti riesca a varcare presto i confini nazionali.

Nel frattempo è nato anche un libro dedicato al progetto, “Ospedali Dipinti - Perché il paziente è soprattutto una Persona”.

«Dopo un percorso così lungo, fatto di tanti momenti positivi ma anche di ostacoli che ho trovato lungo la strada, ho pensato che fosse giunto il momento di fermarsi un attimo e fare un “riassunto delle puntate precedenti”. Un viaggio nel tempo che ripercorre le varie tappe di Ospedali Dipinti e trasmette cosa c’è dietro un progetto artistico come questo. Spero anche che possa essere da stimolo per gli adolescenti di oggi, che hanno sempre meno punti di riferimento, e che possa trasmettere la gioia per la vita ma anche il grande spirito di sacrificio che bisogna avere per realizzare un sogno come questo».

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