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Sciopero nella grande distribuzione: i clienti restano senza spesa di Pasqua

I lavoratori chiedono aumenti e più diritti: «Contratto, tornare subito a un tavolo di discussione»

Negozi e supermercati chiusi, con la spesa di Pasqua che salta. E più di 200 lavoratori e lavoratrici della grande distribuzione - Carrefour, Ikea, Rinascente, Zara, Esselunga, Ovs, Lidl, Unes - hanno partecipato ai due presidi di questa mattina, uno davanti al Carrefour di corso Montecucco e l’altro di fronte al Lidl di via Bologna, che non ha aperto al pubblico in quanto il personale era praticamente tutto in sciopero. Chiusi anche i punti vendita Lidl in via Aosta, via Cigna, Nichelino, Altessano, Chivasso, Rivarolo.

L’adesione - secondo i sindacati - è stata alta, con punte dell’80-85%. «Lavoro in Lidl da 14 anni e ho un contratto da 30 ore settimanali. I prezzi dei prodotti aumentano, ma gli stipendi non vengono adeguati al caro vita. Non abbiamo buoni pasto, ne sconti sulla spesa. Inoltre ci occupiamo di mansioni di pulizie all’interno ed all’esterno del supermercato anche se il nostro contratto non lo prevede. Mi spiace per i clienti che oggi trovano chiuso, ma cosi non andiamo avanti» si sfoga Stefania Rubino, dipendente della filiale di Nichelino. «Il mio contratto? 25 ore settimanali. Ho due figli piccoli e con lo stipendio non arrivo a fine mese» le fa eco Stefania De Santis, cassiera presso il punto vendita di Chivasso.

Al Carrefour di corso Montecucco diversi clienti si sono fermati ad ascoltare le proteste dei lavoratori. Alcuni hanno scelto di riporre il carrello e non entrare. «Vado al mercato - dice una cliente - È giusto sostenerli in qualche modo. Le proteste dei lavoratori sono proteste di tutti» conclude allontanandosi dall’ipermercato.

«Il contratto collettivo nazionale sulla grande distribuzione è scaduto a fine dicembre, la mazzata finale è stata l’altra notte: dopo un tavolo di discussione di ben 16 ore lo scambio che ci viene proposto è soldi per diritti. Ma mentre Confesercenti ha proposto ai lavoratori un aumento di 240 euro mensili, noi ignoriamo ancora la cifra che Federdistribuzione intende offrire. Da loro riceviamo solo richieste: trasformare contratti part-time in contratti a chiamata - con conseguente impossibilità del lavoratore ad avere dei turni prestabiliti che potrebbero consentirgli di svolgere un secondo impiego - l’utilizzo di contratti a termine senza causale, ed infine vogliono “schiacciare” in basso i livelli di quadro sulle nuove assunzioni. Chiediamo di tornare ad un tavolo di discussione» spiega Luca Sanna, rappresentante del sindacato Uil-Tucs Torino.

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