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Non sappiamo se moriremo di annunci, ma di sicuro ne stiamo vivendo troppi

Il Festival di Sanremo fra il "prezzemolino" Carlo Conti e il solito scenario di polemiche in arrivo

Sanremo 2025: Carlo Conti svela i duetti e le sorprese della serata cover

Ci siamo. Ormai manca pochissimo e anche questa lunga sequela di annunci, di cantate nelle piazze d’Italia, di interviste rilasciate finanche ai parcheggiatori del lungomare di Sanremo, vedrà — forse — la fine.

Da martedì la colonizzazione dei media italici sarà finalmente completata. Un risiko partito da lontano, come i panettoni nei supermercati a fine settembre. Sanremo potrà cominciare.

L’accurato, pervasivo, sfiancante tamtam mediatico — volto, non sia mai, a non farci prendere impegni per le serate della prossima settimana — potrà finalmente cessare. È vero: subito dopo (ed è ragionevole pensare che non ce ne libereremo prima di Pasqua, se non del Primo Maggio) sarà la volta del déjà-vu, delle polemiche. Qualora dovessero scarseggiare per sfinimento, si provvederà d’ufficio a crearne di nuove. Eco-sostenibili.

Sostiene Carlo Conti, questo notaio dell’intrattenimento — del quale manca poco e conosceremo anche l’anamnesi, comprese eventuali malattie dell’infanzia — certificatore doc e presenza immarcescibile, come quei cibi che non necessitano di frigorifero. Pereira de noantri.

È la liturgia della tautologia fatta persona: il prezzemolo on-demand, utile a condire e rinforzare l’audience della rete “ammiraglia”.

Fra spot, comparsate nei telegiornali nazionali, manca solo un numero monografico nei Meridiani o, in alternativa, l’affidamento tout court della presidenza ad honorem della Fiorentina. Magari come atto scaramantico, in chiave voodoo anti-retrocessione.

Dio ce ne scampi e liberi. Ma sarà difficile.

Alla fine Sanremo inizierà davvero.

Quello che è già cominciato da mesi, invece, è l’assuefazione.

Ed è quella che farà più danni.

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