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Discarica di Carpice, Stellantis proprio non vuole pagare e fa ricorso anche contro la Cassazione

Al centro del contendere con il Comune i risarcimenti per la discarica di auto

La zona in cui si trova la discarica di Carpice

La zona in cui si trova la discarica

Non trova ancora fine la questione dell’inquinamento dell’ex discarica di zona Carpice, a Moncalieri. Una storia che tra ricorsi e controricorsi dura da anni e coinvolge, tra i vari attori, il Comune di Moncalieri e Fiat, ora Stellantis.

La vicenda affonda le radici nel 1966 quando nell’area vennero interrate centinaia di auto (poi rimosse) distrutte dall’alluvione di Firenze. Oltre a vari rifiuti industriali che negli anni hanno inquinato il sottosuolo producendo biogas che, muovendosi, rischiavano di tornare in superficie e provocare addirittura esplosioni. Cosa che ha reso impraticabili box e cantine delle villette che nel frattempo sono state costruite in quell’area, svalutandone il valore (e per cui il Comune è stato condannato a un risarcimento).

Dopo una lunga battaglia legale la Corte di Cassazione (che però ha escluso il dolo) ha considerato Fiat, che dal 1967 al 1991 fu proprietaria del terreno poi ceduto a una società privata senza sapere fosse stato usato come discarica, responsabile principale della bonifica. Ora, con un nuovo ricorso alla Suprema Corte di Cassazione la società ha chiesto la revoca del rimborso delle spese sostenute per la bonifica (iniziata nel 2019) per un importo di 397mila euro contestando la sentenza già emanata dalla Cassazione, sostenendo che la responsabilità dovrebbe essere imputata al Comune.

«Dopo che aver già escluso responsabilità del Comune in primo grado, in appello e in Cassazione, Fiat Chrysler, ora Stellantis, fa questo nuovo ricorso per chiedere la “revocazione” della sentenza di Cassazione, al fine di ottenere l’annullamento - spiega il vicesindaco Davide Guida -. Noi abbiamo autorizzato a resistere in giudizio».

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