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05 Novembre 2025 - 12:20
Dietro l’accoltellamento avvenuto lo scorso 3 novembre in piazza Gae Aulenti c’è la storia complessa di Vincenzo Lanni, 59 anni, un uomo con un passato segnato da violenza, problemi psichiatrici e tentativi di reinserimento sociale.
Lanni, già condannato nel 2015 per due tentati omicidi nella provincia di Bergamo, aveva trascorso otto anni in carcere e tre in una Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza), una struttura destinata a persone con disturbi psichiatrici e precedenti penali. Secondo le perizie psichiatriche, l’uomo soffrirebbe di un disturbo schizoide della personalità, fattore che avrebbe contribuito alle aggressioni del 2015, giudicate come atti di “riscatto” e autoaffermazione” dopo un licenziamento subito anni prima.
Dal dicembre 2024, Lanni non risultava più socialmente pericoloso, secondo il Tribunale di Sorveglianza, e aveva intrapreso un percorso di reinserimento presso la cooperativa sociale 4Exodus di Varese. Qui, seguiva un programma di lavoro e supporto psicologico finalizzato a reintegrarsi nella società. Tuttavia, la cooperativa lo aveva allontanato circa una settimana prima dell’ultimo episodio per “atteggiamento non idoneo alle regole del contesto”, segnalando difficoltà nel rispettare le indicazioni del personale e la vita comunitaria.
Dopo l’allontanamento, Lanni aveva deciso di non rivolgersi ai servizi specialistici consigliati, dormendo in un hotel vicino alla Stazione Centrale. Proprio in questa fase di libertà, complice una combinazione di disturbi psichiatrici e isolamento, ha compiuto l’aggressione in piazza Gae Aulenti, scelta non per una motivazione personale ma per il suo valore simbolico come centro del potere economico della città, come ha ammesso lo stesso Lanni durante l’interrogatorio davanti alla pm Maria Cristina Ria.
Il caso ha acceso un nuovo dibattito sulla gestione dei soggetti con precedenti penali e disturbi psichiatrici, mettendo in luce le difficoltà nel bilanciare il diritto alla libertà con la sicurezza pubblica. Nonostante Lanni fosse formalmente considerato non pericoloso, le autorità ora analizzano le procedure di monitoraggio e supporto post-carcerazione, evidenziando lacune nei percorsi di reinserimento sociale.
Il precedente penale, l’allontanamento dalla cooperativa e il disturbo psichiatrico rendono Lanni un caso emblematico: mostra come la libertà post-detenzione richieda controlli accurati, percorsi strutturati e supporto continuo, soprattutto per chi ha mostrato comportamenti violenti legati a problematiche mentali.
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