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Il caso
01 Gennaio 2026 - 16:48
Il locale era lì, davanti agli occhi. Un’opzione concreta, valutata e poi scartata. A fare la differenza è stata una scelta presa dopo la mezzanotte, quando la festa in piazza è finita e la notte ha preso un’altra direzione. “Siamo tornati a casa”. Oggi, a Crans-Montana, resta “un silenzio assordante”. A dirlo è Martino F., piemontese originario di Stresa (Verbano-Cusio-Ossola), che la notte di Capodanno l’ha trascorsa nella località svizzera insieme ad alcuni amici. La sua testimonianza è contenuta in un video diffuso sui social dall’emittente Vco Azzurra Tv. “Andare in quel club era un’opzione plausibile per noi. Nel corso della serata ci eravamo passati davanti più di una volta”, racconta. Il viaggio era stato organizzato “un paio di settimane fa”. Oggi le parole faticano a uscire. “Non si trovano le parole per descrivere il dolore di un’intera comunità”, aggiunge Martino, mentre la città si è fermata. Nel frattempo è scattata la macchina dei soccorsi. La Regione Piemonte ha riservato 66 posti negli ospedali, come annunciato dall’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi. Anche il Cto ha comunicato la propria disponibilità ad accogliere feriti. Alcuni ustionati sono in fase di trasferimento all’ospedale Niguarda. Sul posto è arrivato l’ambasciatore italiano a Berna. Nel centro congressi di Crans-Montana si trovano alcune famiglie italiane in attesa di informazioni sui propri cari. Le vittime del rogo potrebbero essere giovani: nel locale, al momento dell’incendio, era in corso una festa dedicata proprio a loro. Resta difficile stabilire se si tratti di turisti o di connazionali che vivono e lavorano in Svizzera.
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