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Il fatto
04 Gennaio 2026 - 13:35
A partire dal 2026, i visitatori delle città italiane dovranno fare i conti con un aumento della tassa di soggiorno, l’imposta che si applica per ogni notte trascorsa in hotel, affitti brevi e altre strutture ricettive. Questa misura non è solo un modo per far crescere le entrate dei comuni, ma anche uno strumento per finanziare progetti locali legati al turismo, migliorare i servizi pubblici e valorizzare il patrimonio culturale delle città.
L’aumento più evidente riguarda le tariffe, ma non è l’unica novità: con le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 in arrivo, alcune città ospitanti potranno applicare imposte aggiuntive temporanee, destinate a sostenere l’organizzazione dell’evento e il potenziamento delle infrastrutture turistiche. Il 2026 si preannuncia dunque un anno di cambiamenti significativi, sia per i turisti che per i bilanci comunali.
Dal 1° gennaio 2026, i comuni capoluogo di provincia avranno la possibilità di aumentare la tassa di soggiorno fino a 2 euro per notte rispetto agli importi precedenti. A Milano, ad esempio, l’incremento è già stato applicato lo scorso novembre: gli hotel 4 e 5 stelle vedranno la tariffa salire da 7 a 10 euro a notte, quelli a 3 stelle da 6,3 a 7,4 euro, mentre gli affitti brevi passeranno da 6,3 a 9,5 euro.
L’obiettivo di questi aumenti è sostenere le spese per i servizi pubblici legati al turismo e affrontare eventi straordinari come le Olimpiadi invernali, garantendo al contempo che le città siano pronte ad accogliere i visitatori.
Per le città lombarde e venete situate entro 30 chilometri dalle sedi olimpiche, la legge consente di introdurre una tassa aggiuntiva fino a 5 euro per notte. Questa misura, temporanea, servirà a finanziare le necessità organizzative dell’evento sportivo e a migliorare le strutture turistiche locali. In questo modo, i fondi raccolti potranno lasciare un’eredità duratura per le città ospitanti, oltre a sostenere i Giochi stessi.
Secondo la Legge di Bilancio 2026, almeno il 70% del gettito della tassa di soggiorno deve rimanere ai comuni e essere utilizzato esclusivamente per interventi legati al turismo: manutenzione delle infrastrutture, servizi pubblici e progetti culturali. Il restante 30% sarà destinato allo Stato, con finalità sociali, come il Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità e programmi di sostegno ai minori nelle case famiglia.
Nel 2025, i comuni italiani hanno raccolto circa 1,186 miliardi di euro dalla tassa di soggiorno, segnando un aumento del 15,8% rispetto all’anno precedente. Con l’aumento delle tariffe e le nuove imposte per alcune città nel 2026, il gettito totale potrebbe raggiungere 1,3 miliardi di euro.
Questo significa che i turisti dovranno mettere in conto un costo maggiore per pernottare, mentre i comuni avranno risorse aggiuntive per migliorare la qualità dei servizi e prepararsi a eventi internazionali.7
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