Una innovativa matrice dermica acellulare iniettabile potrebbe rivoluzionare la ricostruzione del seno dopo la mastectomia, rendendo gli interventi meno invasivi, con cicatrici ridotte e tempi di recupero più rapidi. Il nuovo materiale, ancora in fase sperimentale, è stato messo a punto e testato su modelli animali da un team internazionale di ricercatori guidato da scienziati sudcoreani dell’Ospedale Bundang dell’Università Nazionale di Seul.
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La ricostruzione mammaria rappresenta oggi una parte fondamentale del percorso di cura del tumore al seno, il più diffuso in Italia, con oltre 50.000 nuove diagnosi ogni anno. Dopo l’asportazione parziale o totale della mammella, molte donne scelgono di sottoporsi a un intervento ricostruttivo, spesso eseguito nello stesso momento della mastectomia. Le opzioni attualmente disponibili prevedono l’utilizzo di protesi in silicone oppure l’innesto di tessuti autologhi, prelevati da altre parti del corpo come addome, fianchi o cosce. Entrambe le soluzioni, però, possono comportare interventi complessi, cicatrici evidenti e tempi di guarigione non brevi.
La nuova soluzione sperimentale punta a offrire un’alternativa più semplice e adattabile. Si tratta di una matrice dermica acellulare (ADM) trasformata in una pasta iniettabile, chiamata SC Fill, progettata per essere inserita direttamente negli spazi lasciati dalla rimozione dei tessuti tumorali. L’ADM è un biomateriale già utilizzato con successo in altri ambiti della chirurgia plastica e ricostruttiva, come la riparazione dei tendini, ma questa è la prima volta che viene sviluppata in forma di “filler” modellabile per la ricostruzione del seno.
Per ottenere SC Fill, i ricercatori hanno utilizzato un campione di pelle donata, sottoponendolo a un complesso processo di lavorazione che include decellularizzazione, congelamento e polverizzazione, anche tramite l’uso di anidride carbonica. Il risultato sono piccole particelle di matrice dermica che, una volta mescolate con acqua, assumono una consistenza viscosa simile a una pasta, facilmente iniettabile.
I test condotti su modelli murini hanno dato risultati incoraggianti. Il materiale è stato ben tollerato e non ha causato effetti avversi. Rispetto ad altri filler già in uso clinico, SC Fill ha favorito la formazione di strati di tessuto più sottili, associati a un minor rischio di infezioni, ematomi e altre complicanze. Le analisi istologiche hanno, inoltre, evidenziato la conservazione della matrice extracellulare e dei fattori di crescita, insieme a una risposta infiammatoria ridotta.
Secondo i ricercatori, questa matrice acellulare iniettabile potrebbe promuovere la crescita di nuovi vasi sanguigni, favorire il rimodellamento dei tessuti e ridurre problematiche come la contrattura capsulare, uno dei principali limiti delle protesi mammarie. “Rendendo la ricostruzione più sicura, meno invasiva e più accessibile, questa tecnologia potrebbe migliorare sia il comfort a lungo termine sia i risultati estetici per le pazienti”, ha spiegato il coautore dello studio, Pham Ngoc Chien.
Sebbene la tecnologia sia ancora in fase preclinica e siano necessari ulteriori studi prima di un’applicazione sull’uomo, il fatto che l’ADM sia già utilizzata in altri contesti chirurgici lascia intravedere tempi di sviluppo relativamente rapidi. I ricercatori ritengono che i dati raccolti forniscano solide basi per l’impiego della pasta SC Fill come filler ricostruttivo versatile, in particolare nelle procedure di chirurgia oncoplastica conservativa della mammella.