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13 Gennaio 2026 - 08:25
Promuovere strumenti finanziari sui social network non è paragonabile alla pubblicità di beni di consumo. Parlare di investimenti, avverte l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma), può incidere direttamente sul patrimonio dei risparmiatori e provocare perdite economiche rilevanti. Per questo l’ente di vigilanza dell’Unione europea ha diffuso un documento di orientamento, pubblicato anche dalla Consob, intitolato Finfluencer – indicazioni per una promozione responsabile.
Uno dei punti centrali è chiaro: anche senza essere consulenti finanziari, intermediari o operatori bancari, chi crea contenuti finanziari online è comunque responsabile di ciò che pubblica. Comunicazioni superficiali, scorrette o fuorvianti possono arrecare danni ai follower ed esporre chi le diffonde a conseguenze legali.
L’Esma insiste sulla trasparenza. Se un contenuto nasce da una sponsorizzazione, da regali o da vantaggi economici, questo deve essere dichiarato in modo chiaro ed evidente, senza ricorrere a note poco visibili o hashtag ambigui.
Allo stesso modo, eventuali conflitti di interesse devono essere esplicitati: se il creator ha già investito nel prodotto promosso o può trarre benefici dalle scelte dei follower, è obbligato a dirlo.
Un’attenzione particolare è riservata ai prodotti finanziari complessi e volatili, come Cfd, trading valutario (forex), futures, alcune forme di crowdfunding e le cripto-attività. In questi casi è essenziale evitare messaggi ingannevoli, separare nettamente fatti e opinioni e ricordare che si può arrivare a perdere il 100% del capitale investito.
Chi comunica in ambito finanziario deve comprendere a fondo ciò che promuove e illustrarlo in modo equilibrato. L’Esma raccomanda di evidenziare sempre i rischi, evitando slogan come “diventa ricco velocemente”. Offerte che sembrano troppo vantaggiose spesso nascondono truffe o criticità. Pubblicizzare piattaforme non autorizzate può coinvolgere direttamente anche il finfluencer in illeciti finanziari.
Suggerire esplicitamente cosa comprare, vendere o detenere può configurarsi come consulenza in materia di investimenti, attività che richiede una specifica autorizzazione rilasciata dall’autorità nazionale competente. Anche previsioni sull’andamento di titoli o criptovalute o la promozione di strategie di investimento possono rientrare in questa fattispecie.
Secondo l’Esma, disclaimer come “questa non è una consulenza finanziaria” non offrono tutela se il contenuto equivale, di fatto, a una raccomandazione.
Tra le raccomandazioni finali c’è un invito alla prudenza: se un prodotto non è compreso a fondo, è meglio non parlarne come se lo si padroneggiasse. Non è necessaria una laurea in finanza per pubblicare contenuti, ma informazioni errate possono causare danni concreti ai follower e a chi le diffonde.
In sintesi, chi parla di finanza online dovrebbe:
essere onesto e chiaro;
dichiarare compensi e conflitti di interesse;
non simulare competenze inesistenti;
evitare messaggi fuorvianti o consulenza non autorizzata;
riflettere prima di pubblicare, rinunciando in caso di dubbio.
Anche la Consob ha richiamato l’attenzione sui rischi legati a decisioni di investimento prese in modo affrettato ed emotivo, spesso seguendo l’effetto gregge o attribuendo ai finfluencer un ruolo simile a quello di professionisti autorizzati. L’Autorità ricorda una regola fondamentale: a rendimenti elevati corrispondono generalmente rischi elevati.
Il richiamo riguarda anche chi produce contenuti: parlare di finanza richiede correttezza, trasparenza e responsabilità, nel rispetto della normativa europea.
Il rafforzamento dell’educazione finanziaria digitale è considerato essenziale per aiutare i cittadini a utilizzare in modo consapevole gli strumenti della finanza digitale, distinguere fonti affidabili da contenuti manipolatori o fraudolenti e riconoscere frodi online, tutelando dati personali e risorse economiche.
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