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Il caso

Fabrizio Corona e i quasi 800 mila euro di tax credit per la docuserie “Io sono notizia”

Il progetto Netflix finanziato in parte dai contribuenti italiani tra critiche e polemiche

Fabrizio Corona e i quasi 800 mila euro di tax credit per la docuserie “Io sono notizia”

I contribuenti italiani finanzieranno indirettamente la docuserie “Io sono notizia”, che ha ricevuto 793.629 euro sotto forma di tax credit. Il progetto, disponibile su Netflix dal 9 gennaio, ripercorre la vita privata e professionale di Fabrizio Corona. Lo rivela il quotidiano La Verità.

La produzione dei cinque episodi è affidata a Bloom Media House, società guidata da Marco Chiappa, Alessandro Casati e Francesca Cimolai, che ha investito circa 2,5 milioni di euro nel progetto. Il tax credit, ovvero il credito d’impresa previsto dal governo per stimolare gli investimenti nel settore audiovisivo, ha coperto oltre il 30% dei costi sostenuti.

La decisione di finanziare un progetto legato a Corona ha suscitato diverse reazioni sui social, alimentando il dibattito sulla legittimità di sostenere economicamente un personaggio con precedenti penali.

Corona è recentemente tornato al centro dell’attenzione mediatica dopo il suo progetto “Falsissimo” su YouTube, dedicato al giornalista Alfonso Signorini. Attualmente è indagato per revenge porn, mentre il direttore editoriale di Chi è sotto indagine per violenza sessuale ed estorsione.

La docuserie Netflix ha ricevuto anche critiche da parte della stampa. Il critico Aldo Grasso, del Corriere della Sera, ha definito il lavoro come “un lungo spot che tenta di trasformare un pregiudicato in un eroe moderno, spacciando mitomania per coraggio”.

Il dibattito è aperto: tra incentivi fiscali e immagine pubblica, il caso di “Io sono notizia” rappresenta un punto di riflessione sui confini del sostegno pubblico a progetti mediatici controversi.

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