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17 Gennaio 2026 - 07:22
Dopo un lungo iter istituzionale, è diventato operativo il nuovo Accordo collettivo nazionale (Acn) 2022-2024 che ridefinisce il rapporto tra il Servizio sanitario nazionale e oltre 60mila medici di medicina generale e convenzionati. Il via libera definitivo è arrivato dalla Conferenza Stato-Regioni, aprendo la strada a incrementi salariali, recupero degli arretrati e importanti novità organizzative.
L’intesa mette sul tavolo circa 300 milioni di euro l’anno, destinati a migliorare le condizioni economiche e operative dei professionisti coinvolti.
Il nuovo contratto prevede un incremento medio delle retribuzioni pari al 5,78% rispetto ai compensi del 2021. Per un medico di famiglia con 1.500 assistiti, l’aumento stimato si aggira intorno ai 600 euro lordi mensili.
Oltre agli aumenti strutturali, l’accordo consente anche il recupero degli arretrati relativi al triennio 2022-2024 e include risorse aggiuntive per la contribuzione previdenziale riferita al periodo 2024-2025. Nel complesso, il miglioramento economico si colloca poco al di sotto del 6% complessivo.
La platea dei beneficiari non si limita ai soli medici di medicina generale. Il contratto interessa anche i professionisti impegnati nella continuità assistenziale, nell’emergenza sanitaria territoriale e negli istituti penitenziari.
Dal punto di vista organizzativo, l’Acn rafforza il percorso di integrazione territoriale, valorizzando il ruolo dei medici convenzionati all’interno delle Case di Comunità, strutture chiave del nuovo assetto sanitario previsto dal Pnrr.
Sul fronte delle regole, l’accordo introduce correzioni mirate, in attesa di una riforma più ampia nel prossimo rinnovo contrattuale. Tra le principali novità figurano:
maggiore flessibilità per i medici neogenitori;
misure di tutela per i professionisti in formazione con incarichi temporanei;
un richiamo esplicito all’appropriatezza nella prescrizione di esami e visite.
Viene inoltre istituito un fondo dedicato alle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft), che permettono ai pazienti di essere assistiti da un altro medico della rete quando il proprio non è disponibile.
Il rinnovo contrattuale si inserisce in un dibattito politico più ampio sul superamento del regime di incompatibilità, introdotto nel 1991. L’ipotesi in discussione mira a consentire ai medici ospedalieri e convenzionati di svolgere attività aggiuntive retribuite anche in altre strutture pubbliche o private convenzionate, al di fuori dell’orario ordinario.
Secondo i promotori della proposta, una maggiore flessibilità potrebbe ampliare l’offerta di prestazioni sanitarie e contribuire in modo concreto alla riduzione delle liste d’attesa.
Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha definito “anacronistico” il modello basato su un contratto fisso di 38 ore settimanali nella sanità pubblica. Secondo il ministro, le esigenze di cittadini e professionisti sono profondamente cambiate e richiedono maggiore elasticità contrattuale.
Schillaci ha inoltre sottolineato l’importanza di valorizzare i medici, soprattutto nel contesto delle nuove Case di Comunità, per garantire un Servizio sanitario nazionale più efficiente e attrattivo. Sul tema dell’attività intramoenia, il ministro ha invitato a non demonizzarla, ricordando che il suo impatto resta limitato.
Positiva la reazione della Fimmg, la Federazione italiana dei medici di medicina generale. Il segretario generale Silvestro Scotti ha accolto con favore l’approvazione definitiva dell’Acn, definendola un passaggio essenziale per rendere operative le nuove regole e rafforzare l’assistenza territoriale.
Dal sindacato arriva ora la richiesta di procedere rapidamente con il nuovo Atto di indirizzo, passaggio fondamentale per avviare il prossimo rinnovo Acn 2025-2027, da concludere entro giugno 2026, e chiarire nodi centrali come ruolo unico, Pnrr, Case di Comunità e valorizzazione del tempo di lavoro.
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