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Svizzera

Crans-Montana, Manfredi Marcucci esce dalla terapia intensiva

Il sedicenne ferito nel rogo di Capodanno è stato trasferito nel centro ustioni del Niguarda: resta la cautela, ma arrivano i primi segnali incoraggianti

Crans-Montana, Manfredi Marcucci esce dalla terapia intensiva

Ospedale Niguarda di Milano

Un passo avanti, piccolo ma significativo, nel lungo percorso di cura dei ragazzi rimasti feriti nel rogo di Capodanno in Svizzera. Ieri, 17 gennaio 2026, Manfredi Marcucci, sedicenne romano, è uscito dalla terapia intensiva dell’ospedale Niguarda di Milano dopo due settimane di coma farmacologico ed è stato trasferito nel centro ustioni. È stato estubato e ha ripreso, seppur con grande fatica, a comunicare con i genitori.

Le prime parole pronunciate dal ragazzo sono state deboli, quasi sussurrate, ma sufficienti a dare speranza ai familiari e allo staff medico. Manfredi ha chiesto dei suoi amici e dei compagni di scuola, senza avere ancora consapevolezza di quanto accaduto durante la festa finita in tragedia nel locale Le Constellation. I momenti più drammatici non fanno parte dei suoi ricordi e, per ora, non gli sono stati raccontati.

Tra le sue domande anche quelle legate alla vita quotidiana di prima: aveva in mente la gita scolastica a Milano organizzata dal liceo che frequentava: sperava di potervi partecipare. Proprio alcuni compagni, in città per quel viaggio, hanno incontrato i genitori per esprimere vicinanza e lasciare messaggi di sostegno.

Dal punto di vista clinico, le condizioni restano delicate. Gli interventi chirurgici sono momentaneamente sospesi, ma Manfredi è sottoposto a procedure quotidiane molto impegnative, come il cambio delle medicazioni, che richiede diverse ore e l’impiego di più infermieri per ciascun paziente. Il dolore resta intenso e viene controllato con un uso costante di farmaci analgesici e sedativi.

Inoltre, le lesioni alle vie respiratorie impongono l’uso costante della mascherina per l’ossigeno, limitando la possibilità di comunicare. Gola e polmoni risultano danneggiati, una problematica comune a molti dei feriti ricoverati al Niguarda, e che continua a rappresentare una delle principali priorità terapeutiche.

Il trasferimento nel centro ustioni segna comunque l’inizio di una nuova fase anche per la famiglia, che ora può organizzare una presenza più costante accanto al ragazzo. Nei prossimi giorni anche il fratello andrà a trovarlo.

La prudenza, tuttavia, resta d’obbligo. L’evoluzione del quadro clinico dei feriti non è lineare e, in alcuni casi, si sono registrati peggioramenti improvvisi.

Per Manfredi e per gli altri ragazzi la strada resta lunga e complessa. Ma l’uscita dalla terapia intensiva e il ritorno, seppur fragile, al dialogo rappresentano un segnale incoraggiante, da accompagnare con cautela e attenzione giorno dopo giorno.

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