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25 Gennaio 2026 - 13:05
A partire dalla prossima primavera, in Italia prenderà il via una campagna di vaccinazione contro l’influenza aviaria negli allevamenti situati nelle aree a rischio del Nord, in particolare per galline ovaiole e tacchini. L’obiettivo è ridurre la circolazione del virus nelle zone di passaggio delle rotte migratorie degli uccelli selvatici e prevenire la comparsa di nuovi focolai.
Negli ultimi giorni, l’influenza aviaria è tornata sotto i riflettori delle autorità sanitarie europee a causa della segnalazione di numerosi focolai in diversi Paesi Ue. Il virus è stato riscontrato in Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Spagna, Francia, Svezia, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e in Italia, dove finora sono stati registrati 43 focolai nel Nord del Paese. La Commissione Europea ha dichiarato di monitorare attentamente la situazione, sia per la salute animale sia per la salute pubblica, pur non essendoci casi umani segnalati. L’obiettivo è intervenire tempestivamente con misure mirate negli allevamenti interessati.
L’influenza aviaria suscita preoccupazione principalmente per il potenziale salto di specie, che potrebbe verificarsi in caso di mutazioni. Per questo motivo viene considerata a rischio pandemico, sebbene attualmente colpisca quasi esclusivamente gli uccelli. Il virus appartiene al tipo A dell’influenza e si presenta in forme a bassa o alta patogenicità. Anche la variante ad alta patogenicità (Hpai) interessa principalmente i volatili. Nell’Unione Europea non sono stati segnalati casi umani, e il rischio per la popolazione generale resta basso, come confermato dall’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie).
Secondo quanto annunciato da Giovanni Filippini, direttore generale della Salute animale presso il Ministero della Salute, dalla prossima primavera partirà il piano di vaccinazione negli allevamenti situati in aree a rischio, soprattutto in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. “Per la prima volta avvieremo la vaccinazione negli allevamenti lungo le rotte migratorie degli uccelli selvatici portatori del virus dell’aviaria – ha dichiarato Filippini –. Questa misura è pensata per limitare la circolazione del virus e ridurre i costi legati all’abbattimento degli animali infetti e ai risarcimenti agli allevatori”.
Al momento, il Nord Italia registra 43 focolai di influenza aviaria. Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute, sottolinea l’importanza del monitoraggio da parte dei servizi veterinari delle zoonosi, cioè delle malattie trasmissibili dagli animali all’uomo. “Oltre all’aviaria, altre emergenze rilevanti sono la brucellosi e la peste suina africana – ha spiegato Gemmato –. Quest’ultima è stata risolta in Sardegna e Calabria, mentre la brucellosi è stata contenuta nei focolai principali di Caserta e Foggia”.
Il sottosegretario ha inoltre evidenziato il ruolo fondamentale dei medici veterinari nella prevenzione: circa il 70% delle nuove infezioni emergenti deriva dagli animali. “La vaccinazione anti-aviaria negli allevamenti non è solo una misura sanitaria, ma rappresenta anche un significativo risparmio economico a lungo termine”, ha concluso.
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