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28 Gennaio 2026 - 17:20
Una svolta attesa da anni per il lavoro pubblico è ormai alle porte. Il disegno di legge sulla valorizzazione del merito nella Pubblica amministrazione è pronto per il via libera della Camera dei Deputati e, subito dopo, per l’esame al Senato. L’iter accelerato dovrebbe consentire l’entrata in vigore delle nuove regole già dalla prossima primavera. Il provvedimento, promosso dal ministro per la PA Paolo Zangrillo, punta a ridisegnare criteri di valutazione, sistemi premianti e percorsi di carriera dei dipendenti statali.
Alla base della riforma c’è una criticità ormai strutturale: l’eccessiva uniformità dei giudizi. I dati della Corte dei conti parlano chiaro: circa il 90% dei dipendenti pubblici riceve ogni anno il punteggio massimo, rendendo di fatto inutile qualsiasi distinzione tra produttività e semplice adempimento. Il nuovo impianto normativo mira a spezzare questo automatismo, trasformando la valutazione della performance in uno strumento selettivo e credibile.
Uno dei cambiamenti più rilevanti riguarda la retribuzione accessoria. I premi economici saranno assegnati in modo proporzionale ai risultati ottenuti e non più distribuiti in maniera generalizzata. In ogni ufficio, solo una quota limitata del personale potrà collocarsi nelle fasce di valutazione più alte: poco più del 30% potrà ottenere i punteggi migliori e solo una parte di questi sarà considerata di eccellenza. Le eventuali risorse risparmiate sui premi dirigenziali confluiranno a favore del personale non dirigente.
Cambiano anche le modalità di definizione degli obiettivi annuali. Dovranno essere concreti, misurabili e coerenti con le risorse disponibili, evitando traguardi generici o irrealistici. Inoltre, entro il primo trimestre dell’anno, ogni amministrazione dovrà fissare risultati attesi, indicatori di performance e collegamenti tra obiettivi e risorse, colmando una delle principali lacune del sistema attuale.
Il giudizio sul lavoro svolto non sarà più esclusivamente verticale. Accanto al ruolo dei dirigenti, la riforma valorizza il coinvolgimento dei dipendenti e la formazione manageriale. Oltre agli obiettivi numerici, entreranno in gioco competenze trasversali come capacità organizzative, relazionali, cooperative e orientamento al servizio. In alcuni casi potranno contribuire alla valutazione anche organismi collegiali o gli utenti esterni dei servizi pubblici.
Gli Organismi indipendenti di valutazione (Oiv) vedranno ridotto il loro ruolo centrale. La responsabilità del monitoraggio della performance passerà ai valutatori diretti, chiamati anche a individuare e attivare azioni correttive. Il Governo riceverà una delega normativa per rivedere l’intera disciplina degli Oiv e rendere il sistema di controllo più snello ed efficace.
Per dirigenti e responsabili di unità organizzative, i parametri di valutazione si ampliano. Oltre ai risultati quantitativi, peseranno la capacità di innovare, di superare schemi consolidati, di lavorare in squadra e di gestire incarichi complessi. Il merito verrà quindi misurato anche in termini qualitativi.
La riforma introduce un’importante novità sul fronte delle progressioni di carriera. Fino al 30% dei posti di dirigente di seconda fascia potrà essere coperto attraverso percorsi interni, riservati a funzionari con almeno cinque anni di servizio o a personale dell’area dell’elevata qualificazione con almeno due anni di anzianità. Il percorso prevede selezione comparativa, incarico temporaneo e valutazione finale.
Le procedure di accesso alla dirigenza tramite canali interni saranno affidate a commissioni autonome, composte da dirigenti generali, esperti esterni e un presidente proveniente da un’altra amministrazione. Il superiore gerarchico del candidato potrà partecipare ai lavori senza diritto di voto. Questo canale si affiancherà ai percorsi tradizionali come il corso-concorso Sna e i concorsi pubblici.
Per la dirigenza di prima fascia, una quota fino al 50% dei posti potrà essere riservata a dirigenti di seconda fascia con adeguata anzianità di servizio. L’accesso avverrà tramite procedura comparativa e incarico temporaneo, senza prove scritte o orali. Viene inoltre superato il passaggio automatico tra le fasce, mantenuto solo in via transitoria.
Tra le disposizioni finali figura l’obbligo di redigere una relazione annuale sul personale idoneo a ricoprire incarichi dirigenziali. Per gli enti locali viene chiarito che gli incarichi a termine non potranno superare la durata del mandato del sindaco. Le regole sugli incarichi esterni e sulle percentuali massime saranno estese anche a regioni ed enti territoriali.
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