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Salute e prevenzione
29 Gennaio 2026 - 15:25
Alcuni recenti casi di infezione da virus Nipah registrati nello Stato indiano del Bengala Occidentale hanno riportato l’attenzione internazionale su uno dei patogeni più pericolosi attualmente conosciuti. Le autorità sanitarie indiane parlano di una situazione sotto controllo, ma l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) raccomanda di non abbassare la guardia. Al momento circa un centinaio di persone è stato posto in isolamento precauzionale.
Il virus Nipah, endemico nel Sud-est asiatico e caratterizzato da una elevata letalità, rientra da tempo tra quelli monitorati dall’Oms per il suo potenziale epidemico. Gli esperti sottolineano però che non ci sono segnali di diffusione incontrollata: «Non è un’emergenza, ma sono necessarie attenzione e sorveglianza costante».
A ridimensionare le preoccupazioni è intervenuto il ministero della Sanità indiano, che in una nota ufficiale ha confermato come i casi individuati risalgano allo scorso dicembre e che tutte le misure di contenimento siano state attivate tempestivamente. Quasi duecento persone entrate in contatto con i pazienti infetti sono state sottoposte a screening sanitario: nessuna è risultata positiva.
Il comunicato è arrivato dopo che diversi Paesi asiatici, tra cui Thailandia e Myanmar, avevano annunciato controlli più rigidi sui viaggiatori provenienti dall’India. Secondo Nuova Delhi, la situazione resta stabile e costantemente monitorata.
Il virus Nipah prende il nome da un villaggio della Malesia, dove fu identificato per la prima volta nel 1998. In India comparve nel 2001, proprio nel Bengala Occidentale, mentre nel 2018 un focolaio nello Stato del Kerala causò 17 decessi.
Si tratta di una zoonosi, ovvero un’infezione che può passare dagli animali all’uomo. I principali serbatoi naturali sono i pipistrelli frugivori, ma il contagio può avvenire anche tramite maiali, alimenti contaminati o contatto diretto tra persone. Non esistono vaccini né terapie specifiche e il tasso di mortalità, secondo l’Oms, varia tra il 40% e il 75%.
L’infezione può essere asintomatica oppure evolvere in gravi forme respiratorie e neurologiche, come l’encefalite. Il periodo di incubazione va in genere da quattro a quattordici giorni. Proprio per queste caratteristiche, il Nipah è inserito dall’Oms tra le dieci malattie prioritarie a livello globale, insieme a Zika e Covid-19.
Le autorità sanitarie indiane hanno parlato di “contenimento rapido” dopo la conferma di due casi recenti. Sono state attivate attività di sorveglianza rafforzata, test di laboratorio e indagini sul territorio. In totale sono stati identificati 196 contatti, risultati tutti negativi.
Secondo quanto riferito, le misure di sanità pubblica adottate mirano a interrompere sul nascere qualsiasi catena di trasmissione, come già accaduto in precedenti episodi.
L’emergere dei nuovi casi ha spinto alcuni Stati confinanti a intensificare i controlli sanitari. La Thailandia ha disposto verifiche aggiuntive in tre aeroporti per i passeggeri provenienti dal Bengala Occidentale, mentre il Nepal ha rafforzato la sorveglianza sia all’aeroporto di Kathmandu sia ai valichi di frontiera terrestri.
L’infettivologo Matteo Bassetti ha ribadito che il virus Nipah è tra i più letali conosciuti, ma invita a evitare allarmismi: «L’India si sta muovendo rapidamente con quarantene, tracciamenti e controlli estesi. Al momento non c’è motivo di preoccuparsi per l’Italia, ma è fondamentale vigilare affinché il focolaio venga circoscritto rapidamente».
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