Cerca

agricoltura

Tartufi e nocciole: il clima "impazzito" gela le eccellenze piemontesi

Il mercato trema: se la qualità diventa un’eccezione, a rischio è l’identità stessa del territorio

Tartufi e nocciole, l’anno difficile delle Langhe: quando il clima scompiglia il “borsino” e i raccolti

Si chiude il 31 gennaio la stagione del Tartufo Bianco d'Alba, ma il bilancio dei trifolau è già definitivo: un'annata che non raggiunge la sufficienza. Nonostante un avvio promettente, il caldo anomalo di ottobre ha frenato la maturazione. I tartufi, trovati a pochi centimetri di profondità, sono risultati meno intensi nel profumo, con quotazioni che hanno ballato tra i 400 e i 500 euro all'etto, specchio di un mercato nervoso e di una qualità altalenante.

Non va meglio per la Nocciola Piemonte. Qui il paradosso è servito: i prezzi sono schizzati alle stelle, ma la resa è ai minimi storici. Mentre l'Alta Langa ha retto il colpo, nel Roero e nella Bassa Langa si è assistito a un vero e proprio crollo produttivo, con alcune aziende scese sotto i 3 quintali per ettaro (contro i 20 di un'annata normale). Numeri che non bastano nemmeno a coprire le spese fisse.

Il colpevole è unico: il cambiamento climatico. La siccità del 2023 e le piogge "sbagliate" del 2024 hanno indebolito le piante, esponendole a parassiti e riducendo la presenza di api e insetti impollinatori. Il rischio è che l'eccellenza diventi un'eccezione. Se il clima instabile diventa la nuova regola, a tremare non sono solo i cercatori e gli agricoltori, ma l'intero sistema economico di un territorio che del tartufo e della nocciola ha fatto la sua bandiera globale.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Logo Federazione Italiana Liberi Editori L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.