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salute
30 Gennaio 2026 - 10:40
A Torino e in tutto il Piemonte, il cibo ha smesso di essere solo una questione di gusto per diventare un indicatore di disuguaglianza. Secondo l'ultimo studio di Ires Piemonte e la ricerca "Etichetta nutrizionale" della Regione, quasi il 40% dei piemontesi è in eccesso di peso, ma la vera notizia è che la probabilità di diventare obesi raddoppia per chi appartiene ai gruppi sociali più vulnerabili.
I numeri parlano chiaro: per il 42% degli intervistati, il driver principale dell'acquisto non è la qualità o la provenienza, ma il prezzo. In un momento di carovita e stipendi fermi, la salute scivola in secondo piano rispetto alla necessità di far quadrare i conti. Il risultato è una "scorciatoia alimentare" fatta di cibi pronti, iper-processati e poveri di nutrienti, scelti dal 22% del campione anche per comodità e mancanza di tempo.
C'è poi un profondo deficit di fiducia: 6 piemontesi su 10 non credono alle etichette delle industrie alimentari. Si temono pesticidi, antibiotici e microplastiche (paura espressa da oltre il 60% dei cittadini), ma paradossalmente si continua ad acquistare nei supermercati per necessità economica. "La salute non può essere un privilegio basato sul potere d'acquisto", avverte lo studio. Se il carrello è guidato solo dal risparmio, il costo sociale in termini di malattie croniche e obesità rischia di diventare insostenibile per il sistema sanitario regionale.
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