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04 Febbraio 2026 - 21:15
Il semestre filtro, introdotto per l’accesso a Medicina, Odontoiatria e Veterinaria, si trova al centro di un acceso dibattito e di numerose azioni legali. Non si tratta più di semplici proteste sui social o manifestazioni pubbliche: sono oltre 4.000 gli studenti che hanno presentato ricorso, contestando la trasparenza e l’efficacia del sistema, ritenuto inadeguato sia a garantire un reale ampliamento degli accessi sia a selezionare in modo equo.
L’Unione degli Universitari (UdU) ha inoltre avviato iniziative istituzionali e legali per portare all’attenzione delle autorità le criticità del semestre filtro. Tra queste:
Un reclamo al Comitato Europeo dei Diritti Sociali (CEDS) per verificare eventuali violazioni del diritto allo studio.
Una segnalazione all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) per possibili pratiche commerciali scorrette da parte di alcuni atenei privati.
Due reclami al Garante per la Protezione dei Dati Personali, relativi alla trasparenza dei punteggi delle prove e alla pubblicazione dei dati personali nelle graduatorie online.
I dati ufficiali evidenziano un paradosso: migliaia di candidati esclusi, ma centinaia di posti rimasti vuoti. Nelle università statali:
Medicina: 17.278 posti disponibili, 267 non assegnati
Veterinaria: 1.265 posti disponibili, 21 non assegnati
Odontoiatria: 1.164 posti disponibili, 157 non assegnati
Corsi affini: 5.989 candidati, 5.671 assegnati, 318 in attesa
Il totale dei posti ancora liberi ammonta quindi a 763, ma, se molti studenti non riusciranno a recuperare i crediti formativi universitari (CFU) entro le scadenze, i posti vacanti potrebbero salire fino a 2.500. Sono infatti 11.353 gli studenti a rischio decadenza, secondo le stime ministeriali e dell’UdU.
Circa 4.000 studenti hanno impugnato il semestre filtro davanti al TAR, con l’assistenza dell’avvocato Michele Bonetti. Il ricorso contesta:
Le modifiche introdotte durante lo svolgimento del semestre
La violazione del diritto allo studio
Le disparità di trattamento tra studenti
L’UdU ha presentato un reclamo collettivo al Comitato Europeo dei Diritti Sociali, rappresentando 5.000 studenti, chiedendo di:
Accertare eventuali violazioni del diritto allo studio garantito dalla Carta Sociale Europea
Verificare l’equità dell’accesso all’istruzione superiore
Richiedere un intervento immediato a favore degli studenti esclusi
Il CEDS può spingere il Governo e il Parlamento a modificare le norme del semestre filtro e, se necessario, i tribunali italiani potrebbero disapplicare la normativa vigente.
L’UdU ha denunciato alcune università private che avrebbero approfittato delle difficoltà del semestre filtro per fare pubblicità ingannevole, promettendo immatricolazioni sicure a fronte di tasse elevate, fino a 20.000 euro. Secondo il sindacato studentesco, il Ministero non ha mai condannato pubblicamente queste pratiche aggressive.
L’UdU ha presentato due denunce separate:
Violazione della privacy nelle graduatorie online, con nomi, cognomi e voti dei candidati visibili a tutti.
Mancanza di trasparenza sui punteggi delle prove, che non sono stati pubblicati nelle pagine personali degli studenti, costringendo circa 60.000 candidati a fare richieste formali di accesso agli atti.
L’associazione chiede che i risultati e le correzioni siano resi disponibili direttamente alle aree personali degli studenti, come avveniva nei test universitari precedenti.
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