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Il Giorno del Ricordo
05 Febbraio 2026 - 10:05
Aveva appena 23 anni. Era nata in Istria, oggi Labinci, Croazia, e sognava di fare l'insegnante. Voleva farlo per educare le generazioni più giovani ma anche per essere indipendente. Invece la notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943 - non prima di essere stuprata e seviziata - viene gettata viva nella foiba di Villa Surani.
È solo una delle centinaia di storie da cui prende senso il Giorno del Ricordo, celebrato ogni 10 febbraio per conservare e rinnovare la memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Dell’azione di pulizia etnica dei partigiani di Tito nei confronti degli italiani. In occasione di questa ricorrenza, la città di Rivoli sceglie di affiancare alla commemorazione istituzionale un momento di approfondimento pubblico. Venerdì 6 febbraio 2026, alle ore 21, la Sala del Consiglio comunale di via Capra 27 ospiterà il convegno “Rivoli Ricorda. Foibe ed Esodo”, organizzato dall’associazione culturale L’Obelisco con il patrocinio del Comune.
«In città esistono spazi dedicati a persone e vicende che per anni sono state poco considerate – spiega Federico Depretis, presidente dell’associazione culturale L’Obelisco, che modernerà l’evento previsto per domani sera-. La nostra associazione nasce dal desiderio di riprendere questi luoghi, farli rivivere e spiegare cosa c’è dietro quei nomi».
L’Obelisco è attiva dal 2019, conta circa 50 membri e negli anni ha promosso iniziative commemorative e culturali, dai caduti del 7 febbraio agli spazi dedicati a Norma Cossetto e ai fratelli Mattei, di 22 e 10 anni, morti nel rogo di Primavalle, un incendio doloso compiuto da alcuni aderenti al movimento della sinistra extraparlamentare Potere Operaio a Roma, il 16 aprile 1973.
La scelta di coinvolgere anche il mondo politico al convegno non è casuale. «C’è il rischio che il Giorno del Ricordo diventi col tempo una ricorrenza importante ma solo retorica – sottolinea Depetris -. Non esiste solo la storia di Norma Cossetto, ma quella di tante donne, di comunità intere, di episodi dimenticati come la strage di Vergarolla. Mettere a confronto istituzioni e associazionismo degli esuli serve a ridare corpo e profondità a questa giornata», dice. Il dibattito vedrà la partecipazione dell’Unione degli Istriani, del Comitato 10 Febbraio e dell’avvocato Luigi Vatta, scrittore di origini zaratine impegnato da anni nella divulgazione storica. «Ci sono tante “sfaccettature” di cui non si parla - spiega Depetris - come i complessi contenziosi legali legati agli indennizzi per i beni abbandonati dagli esuli, una questione ancora aperta nonostante gli accordi tra Italia, Croazia e Slovenia, dal trattato di Osimo (del 1975) in poi».
Figlio dello storico allenatore del Torino Sergio, Luigi Vatta porta la storia della sua famiglia. «Mio padre era un esule di Zara. Aveva solo 7 anni quando ha perso tutto, e si è ritrovato casa occupata. Mia nonna, rimasta vedova, aveva con sé sei figli», spiega Vatta. Lo scrittore ripercorre il peregrinare della famiglia paterna. Dodici anni nei campi profughi: Mantova, Udine, Padova. Infine Torino, «per le opportunità di lavoro che offriva», racconta. «Per anni siamo stati alle “cascinette”, l’area in cui oggi c’è la caserma di via Veglia. «Erano alloggi rustici, ma per noi erano l’equivalente di ville hollywoodiane. Era un vero inizio», spiega Vatta.
L’evento costituisce un ponte tra passato e presente, con l’obiettivo dichiarato di evitare che il ricordo si trasformi in abitudine e che storie come quella di Norma Cossetto restino solo nomi incisi su una targa.
Alla serata interverranno anche i consiglieri regionali Fabrizio Ricca (Lega) e Roberto Ravello (FdI), insieme al presidente del Comitato 10 febbraio Matteo Rossino.
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