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LA CERIMONIA
03 Febbraio 2026 - 18:15
Sono nove in tutto le nuove pietre d’inciampo posizionate a Torino, tra la Madonna del Pilone e Vanchiglia, per onorare le vittime della deportazione nazista. La cerimonia è iniziata ieri mattina in corso Casale dove è stato messo il primo “mattoncino” in onore di Michele Rossini, operaio e partigiano di origine pugliese deportato e morto a Dachau.
Poi ci si è spostati in piazza Santa Giulia, dove le scuole del territorio si sono unite all’evento. Qui sono state posizionate le altre otto pietre d’inciampo, in memoria di: Aida Sara Montagnana, Rosa Vita Finzi, Teresita Teglio, Ercolina Levi, Sara Colombo, Eugenia Treves in Segre, Lidia Passigli ed Ettore Abenaim. Le prime sei donne erano pazienti dell’ex ospizio israelitico bombardato nell’agosto del ’43. Prima vennero trasferite in via Como e poi deportate ad Auschwitz. Lidia Passigli ed Ettore Abenaim, invece, erano direttrice e segretario della struttura. Anche loro deportati.

Domenico Ravetti ha ammonito: «Non c'è la caviamo più solo con la corona di alloro: è necessario conservare la parola partigiani, che oggi viene usata male». L'assessora alla Cultura Rosanna Purchia ha sottolineato come le 168 pietre di Torino «ci costringano ogni giorno a fermarci e capire». Dario Disegni, presidente della Comunità Ebraica, ha definito l'episodio di piazza Santa Giulia «una delle pagine più sconvolgenti della Shoah», riscoperta grazie all' ANPI Torino, passando «dalla grande storia alle microstorie delle famiglie vicine».

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