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L'intervista

«La Shoah non è il passato: la memoria come impegno civile»

Parla il presidente della Comunità ebraica: "Oggi una forte banalizzazione e la trasformazione della vittima nel carnefice"

Militari a presidio della sinagoga: sale la tensione in vista del G7

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Torino un po’ la ricorda ogni giorno con le “pietre d’inciampo”. I sampietrini dorati che riportano nome, cognome, data di nascita e di morte, o meglio assassinio. Ma nella Giornata della Memoria la Comunità ebraica torinese, guidata da Dario Disegni, rilancia un monito chiaro: in un momento in cui l’antisemitismo sembra risvegliarsi, riflettere sull’orrore della Shoah, può essere motivo per di ispirazione per impegno civile.

Qual è il significato della Giornata della Memoria per la Comunità ebraica torinese? E per lei personalmente?

«È un appuntamento fondamentale. Ricordiamo il più orrendo crimine del Novecento, il tentativo di distruzione totale del popolo ebraico. Riflettere su questo orrore deve diventare stimolo all’impegno civile. Uguaglianza, giustizia e libertà non sono conquiste definitive: vanno difese giorno per giorno».

Guardando alla storia della Shoah, quali insegnamenti ritiene più importanti da trasmettere alle nuove generazioni?

«Il nostro principale impegno riguarda i giovani, che spesso ignorano la storia del Novecento. Serve parlare in modo chiaro e concreto. Un esempio molto efficace sono le pietre d’inciampo, poste davanti ai portoni delle case ebraiche: ogni classe studia la storia delle persone ricordate. Raccontare la storia di una famiglia, dei bambini separati dalla scuola, emarginati e poi deportati, aiuta i ragazzi a comprendere l’orrore concreto della Shoah».

Si percepisce un rischio di banalizzazione della memoria?

«Assolutamente sì. Si assimilano eventi contemporanei alla Shoah, svuotando il senso della giornata. Ancora più grave, oggi le vittime di ieri vengono percepite come carnefici di oggi, estendendo un’accusa infondata a tutte le comunità ebraiche del mondo. Questo ha alimentato un antisemitismo impressionante, soprattutto sul web, e violenze verbali e fisiche che dimostrano come il sentimento antisemita latente non sia mai morto».

Quest’anno, come celebrerete la Giornata della Memoria a Torino?

«Ci sarà un momento di raccoglimento al cimitero davanti alle lapidi che ricordano i caduti sterminati nei campi. La cerimonia ufficiale si terrà in Sala Rossa. Ma un’iniziativa educativa straordinaria è “Seeing Auschwitz”, organizzata dalla Comunità ebraica con Fondazione Salvemini, Ambasciata polacca e Archivio di Stato, con il patrocinio della città. Sarà visitabile gratuitamente fino al 31 marzo e presenta cento fotografie mai viste prima in Italia, realizzate dai nazisti e ritrovate da una prigioniera. Mostrano tutte le fasi dello sterminio, dal punto di vista dei nazisti, dei prigionieri e degli Alleati. Attorno all’esposizione sono previsti laboratori e visite guidate, per offrire ai giovani un’occasione di memoria diretta e consapevole».

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