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La curiosità

Da sinagoga a Museo: il tesoro ceduto alla Città

La Mole Antonelliana: da progetto di sinagoga monumentale di Alessandro Antonelli a simbolo cittadino dopo la cessione al Comune

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Mole Antonelliana

Torino la ammira tutti i giorni, ci passa sotto, la fotografa. Ma quasi nessuno sa che la Mole Antonelliana, oggi icona indiscussa del capoluogo sabaudo, doveva essere una sinagoga. Anzi, "la" sinagoga di Torino.

Tutto parte nell’Ottocento, quando il ghetto ebraico di piazza Carlina viene finalmente superato e gli ebrei ottengono nuovi diritti grazie allo Statuto Albertino. Fino ad allora i luoghi di culto dovevano essere invisibili, nascosti. Con l’emancipazione cambia tutto: la Comunità vuole un edificio vero, grande, “all’altezza della situazione”, come spiega oggi il presidente Dario Disegni.

Nel 1862 viene chiamato Alessandro Antonelli, architetto visionario e anche lui di fede ebraica. Il progetto? Un tempio enorme, con una grande scuola interna e una cupola che svettasse sulla città. L’autorizzazione ufficiale arriva con il Regio Decreto del 17 marzo 1863.

Il cantiere parte: in sei anni l’edificio sale fino a 70 metri. Ma Antonelli non si ferma mai. Cambia, alza, modifica. Ogni volta servono nuovi fondi, nuovi rinforzi. E i costi iniziano a esplodere.

Così nel 1869 i soldi finiscono davvero. La Comunità ebraica non ce la fa più a sostenere un progetto che cresce senza sosta e alla fine l'amara decisione: vendere tutto al Comune di Torino. È la fine dell’idea della grande sinagoga monumentale. Ma in cambio la Città lasciava alla Comunità un terreno nel quartiere di San Salvario sul quale realizzare un tempio di dimensioni più contenute. E' l'attuale tempio da quattro torri a cupola di stile moresco e da un portico con colonne tortili sormontato da un grande rosone, realizzato dall'architetto Enrico Petiti, con una grande sala riservata al culto e altri ambienti destinati alla scuola e alla comunità.

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