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30 Novembre 2025 - 07:39
Militari a presidio della sinagoga: sale la tensione in vista del G7
Ottocento persone circa. Un'età media alta - «come tutta Torino» - ma una vitalità che sorprende chi immagina una comunità chiusa o in declino. È così che il presidente Dario Disegni descrive oggi la Comunità ebraica torinese, una delle più antiche d’Italia: «Forse piccola, ma vivace come poche».
Il luogo di culto
Una storia lunga seicento anni, iniziata nella zona di piazza Carlina, dove un tempo sorgeva il ghetto ebraico. Poi l’emancipazione concessa da Carlo Alberto: i luoghi di culto potevano finalmente essere visibili. E così il progetto di una grande sinagoga «all’altezza dei nuovi diritti» affidata ad Alessandro Antonelli - quella che oggi è per tutti la Mole Antonelliana, con la sede del Museo del Cinema - salvo poi rinunciare al sogno per gli alti costi e le aspettative disattese.
La sinagoga sorgerà poi in San Salvario, ospitando oggi una sala riservata al culto e altri ambienti destinati alla scuola e alla comunità, distrutta durante i bombardamenti del 20 novembre 1942 e ricostruita dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, tra 1945 e 1949.
Nei locali un tempo adibiti alla cottura delle azzime, è stata realizzata una suggestiva sinagoga ad anfiteatro raccolta intorno agli arredi settecenteschi, la Tevah e l’Aron, provenienti dalla sinagoga barocca di Chieri. Il risultato è il Tempio piccolo, progettato da Giorgio Olivetti e inaugurato il 22 dicembre 1970.
Una fitta rete sociale
Oggi quella torinese è una delle ventuno Comunità ebraiche riunite nell’Ucei – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, e la più importante del Piemonte.
Al suo interno una scuola dell'infanzia, una primaria e una media, aperte non solo alle famiglie ebraiche. «Solo il 30 per cento degli alunni è ebreo. Gli altri arrivano da tutta Torino: italiani, africani, cinesi…», spiega Disegni. Per un totale di circa 130 bambini. Ma c’è anche una Rsa che ospita circa 50 anziani, aperta all’intera cittadinanza: un servizio che negli anni è diventato punto di riferimento per molti torinesi.
“Bazar” e memoria
E la Comunità è tutt'altro che silenziosa: serate culturali, incontri, dibattiti, attività per i giovani e progetti con le scuole la animano. Come il "Bazar di Chanukkah" (o Hanukkah), la celebrazione ebraica che prenderà il via da dicembre, con proposte gastronomiche tipiche, libri, pesca a sorpresa e ricami quest'oggi, dalle 11.00 alle 17.00.
Una presenza costante nella vita pubblica della città, soprattutto nei percorsi legati alla memoria della Shoah e alla lotta contro antisemitismo e razzismo. Ogni anno centinaia di studenti torinesi visitano la sinagoga di San Salvario, blindata dagli agenti della Digos, partecipano a incontri e laboratori, seguono percorsi sulla storia ebraica.
Il valore della Comunità
Pur in contesto segnato da tensioni antisemite e che è necessario tutelare, la Comunità ebraica mantiene una presenza forte. Piccola nei numeri, ma solida nei fatti: servizi, cultura, memoria, apertura alla città. «Una Comunità molto antica, che si è assottigliata nel dopoguerra, ma che continua a reinventarsi senza mai sparire», aggiunge Disegni. Un luogo che rappresenta la sintesi tra tutela delle tradizioni e vita religiosa, sociale e culturale degli ebrei oggi in Italia; che coordina e sostiene l’attività delle singole Comunità Ebraiche, istituzioni tradizionali dell’ebraismo nel nostro Paese; e che si sforza di promuovere la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali ebraici.
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