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D’Annunzio e l’Intelligenza Artificiale, il Vate diventa "buonista"?

L’allarme di Giordano Bruno Guerri: l’ologramma del poeta al Vittoriale è frenato dal politicamente corretto

D’Annunzio e l’Intelligenza Artificiale: il Vate diventa "buonista"?

Immaginate di entrare al Vittoriale degli Italiani, la storica dimora di Gabriele D’Annunzio a Gardone Riviera, e di trovarvi faccia a faccia con il padrone di casa. Non un attore in costume, ma un ologramma ipertecnologico capace di parlare, rispondere alle domande e citare a memoria ogni sua opera. Sembra l'inizio di un film di fantascienza, ed è esattamente il progetto a cui sta lavorando Giordano Bruno Guerri, lo storico che da anni dirige la Fondazione. Tuttavia, proprio durante la fase di "allenamento" di questa mente virtuale, è emerso un problema inaspettato: l’Intelligenza Artificiale è troppo educata.

Il piano era ambizioso: nutrire un potente computer con migliaia di pagine scritte dal Vate, lettere private e biografie, per creare un gemello digitale perfetto. Guerri stesso ha passato intere notti a conversare con la macchina per correggerne il tiro. Ma, come raccontato durante il Premio Marte e ripreso dal direttore Tommaso Cerno, lo storico si è accorto che il software ha una tendenza preoccupante al buonismo. In pratica, quando l'ologramma deve rispondere su temi spinosi o mostrare il carattere ribelle e anticonformista tipico di D’Annunzio, tende a usare un linguaggio troppo cauto, quasi avesse paura di offendere qualcuno.

L'allarme lanciato da Guerri è chiaro: l’algoritmo che gestisce il cervello dell'ologramma sembra programmato secondo le rigide regole del politicamente corretto. Questo crea un paradosso enorme. D’Annunzio è stato l'uomo degli eccessi, della passione senza freni e delle sfide alle regole sociali del suo tempo. Trasformarlo in un assistente virtuale timoroso di sbagliare una parola significa tradire la sua memoria. Cerno ha usato parole ancora più forti, ironizzando sul fatto che il rischio sia quello di avere un Vate con il pensiero di Elly Schlein, ovvero un ologramma che ragiona come un politico moderno invece che come il poeta soldato.

La questione sollevata non riguarda solo la tecnologia, ma la nostra identità culturale. Se usiamo l'intelligenza artificiale per ricostruire i grandi personaggi del passato, dobbiamo accettarli per come erano, con i loro difetti e le loro posizioni scomode. Se la macchina viene istruita per essere sempre "gentile" e inclusiva, finirà per cancellare la vera personalità di chi ha fatto la storia. Il lavoro di Guerri ora sarà quello di "liberare" D’Annunzio da questi filtri digitali, per evitare che il Vate finisca prigioniero del perbenismo dei nostri giorni proprio nella sua ultima e più cara dimora.

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