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Il fatto

Tassa sui piccoli pacchi extra Ue: stop temporaneo al contributo da 2 euro

Il governo valuta il rinvio dell’imposta introdotta con la manovra 2026: possibile allineamento al dazio europeo da 3 euro in arrivo

Tassa sui piccoli pacchi extra Ue: stop temporaneo al contributo da 2 euro

La tassa da 2 euro sui mini pacchi provenienti da Paesi extra Unione europea non partirà subito. Il governo italiano sta infatti valutando una sospensione temporanea dell’imposta, introdotta con la manovra 2026, che mirava a contenere la crescita dei grandi operatori dell’e-commerce internazionale, come Shein e Temu.

Secondo le anticipazioni riportate dal Sole 24 Ore, l’orientamento è quello di posticipare l’applicazione del contributo in attesa dell’entrata in vigore di una tassa doganale europea unica, già approvata dal Consiglio Ue, che scatterà dal 1° luglio 2026 e avrà un importo di 3 euro per spedizione.

Il ruolo del decreto Milleproroghe

Il possibile rinvio dovrebbe essere inserito nel decreto Milleproroghe, attualmente all’esame della Camera dei Deputati. L’obiettivo dell’intervento normativo è evitare che l’Italia applichi una misura isolata, rischiando di renderla inefficace a causa delle differenze con gli altri Stati membri.

In questo modo, l’Italia si allineerebbe direttamente al nuovo sistema europeo, rinunciando al contributo nazionale da 2 euro e adottando il dazio comunitario da 3 euro in modo simultaneo agli altri Paesi Ue.

Cosa aveva stabilito l’Agenzia delle Dogane

Nel frattempo, l’Agenzia delle Dogane aveva già previsto un regime transitorio. Con la circolare 1/2026, è stato chiarito che le importazioni effettuate tra il 1° gennaio e il 28 febbraio 2026 rientrano in una fase di applicazione provvisoria: i contributi andrebbero rendicontati e versati entro il 15 marzo 2026.

Dal 1° marzo, in teoria, sarebbe dovuto partire il contributo ordinario, ma l’eventuale modifica normativa potrebbe superare completamente questa fase, rendendo la circolare di fatto obsoleta.

Chi dovrebbe pagare la tassa

Formalmente, il contributo grava su chi presenta la dichiarazione doganale, quindi sui venditori o sugli operatori logistici. Tuttavia, nella pratica, il costo rischia di essere scaricato sui consumatori finali, attraverso l’aumento dei prezzi.

Inoltre, sono emerse strategie elusive: alcuni operatori fanno arrivare i pacchi in altri Paesi europei (come la Francia), da cui vengono poi spediti in Italia, evitando così il pagamento del balzello nazionale.

Perché il rinvio è considerato necessario

Proprio per evitare queste distorsioni, Forza Italia ha presentato un emendamento che propone di far partire la tassazione direttamente dal 1° luglio 2026, insieme al dazio Ue. L’idea è quella di uniformare le regole, riducendo il rischio di concorrenza sleale e rendendo la misura più efficace.

Se l’emendamento dovesse essere approvato, la tassa da 2 euro resterebbe congelata, lasciando spazio solo alla tassa europea da 3 euro.

Cosa cambia per chi acquista online

Nel breve periodo, nulla: chi compra prodotti online da Cina, Stati Uniti o Regno Unito non vedrà variazioni immediate. Da luglio, però, l’entrata in vigore del dazio europeo fisso potrebbe portare a un aumento dei prezzi, soprattutto per i prodotti di basso valore.

Essendo una quota uguale per tutti, il prelievo peserà di più sugli acquisti piccoli, mentre avrà un impatto marginale sulle spedizioni vicine ai 150 euro. L’effetto atteso è una riduzione delle importazioni low cost, con possibili ricadute sul modello di business dell’e-commerce ultra economico.

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