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LA CERIMONIA

Foibe, il Piemonte è la prima regione in Italia a restituire le case popolari alle famiglie degli esuli

«Speriamo possa diventare un caso-scuola da esportare anche oltre la nostra regione»

Foibe, Torino è la prima città in Italia a restituire le case popolari alle famiglie degli esuli

Sabato pomeriggio il sole accompagna un’atmosfera di festa nel villaggio Santa Caterina, quartiere di case popolari nella zona Lucento-Vallette. Una cerimonia semplice ma partecipata, seguita da centinaia di persone. L’annuncio è solenne: le case tornano agli esuli e ai loro discendenti.


ll bando c’è stato e ha raccolto trenta domande. Otto gli alloggi assegnati. Le abitazioni destinate agli esuli sarebbero in totale quaranta, ma trentadue sono attualmente in gestione a una cooperativa. L’emozione è palpabile mentre giovani ragazzi e ragazze si adoperano per alzare un grande banner con la scritta: “Le case del Piemonte ai Figli d’Italia”.

Torino diventa così la prima città italiana a restituire gli alloggi agli esuli e ai loro discendenti. A prendere la parola è l’assessore regionale alla Casa, Maurizio Marrone. Il microfono fa qualche capriccio, ma presto viene spento: il silenzio è totale e la voce del meloniano, indicato da molti come possibile futuro sindaco di Torino, non ha bisogno di essere amplificata per farsi ascoltare. «La maggior parte di queste case sono state costruite per gli esuli istriani». Alle sue spalle, a pochi metri, una donna alza la serranda e stende una bandiera della Dalmazia sul davanzale. Segue la cerimonia da casa. «Mio nonno era dalmata, il padre di mio marito era dalmata», racconta. «Mio marito Boris era dalmata ed è nato nel campo profughi di Mantova, io in un campo profughi alle Casermette di Torino. Questo è il nostro villaggio, è nostro». Poi aggiunge: «La nostra storia? Se ne parla sempre meno. Perché non fa comodo». Sul ricordo interviene anche Augusta Montaruli, deputata e vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, presente alla cerimonia e cresciuta proprio nel rione del villaggio Santa Caterina. «Una storia di cui si parla di più ora, dopo la legge istituita in Parlamento, ma è innegabile che per anni sia stata una pagina di storia dimenticata», afferma. «Oggi avviene anche qualcosa di più orribile: tentativi di mistificare la storia e distorcerla, come accade in alcuni libri di scuola che prontamente abbiamo denunciato. Ogni anno celebriamo questo giorno anche per contrastare oblio e menzogna». Montaruli rivolge poi un plauso a Marrone, definendo quella attivata dall’assessorato e dal Consiglio regionale «una misura pragmatica» che risponde «all’esigenza di non lasciare gli alloggi di edilizia popolare vuoti e di dare continuità alla grande storia di intere aree della nostra città». E conclude: «In questo giorno in cui ricordiamo i martiri delle foibe e dell’esodo il pensiero va a loro, ma anche alle famiglie che hanno fatto la storia di questa città». Alla cerimonia partecipano anche il presidente di Atc Maurizio Pedrini, Alessandra Binzoni, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, i consiglieri comunali Enzo Liardo e Ferrante De Benedictis e diversi esponenti delle circoscrizioni torinesi del partito di Giorgia Meloni. Prima del brindisi finale, le parole più commoventi sono ancora quelle dell’assessore Marrone: «Provare, anche se con colpevole ritardo, a far capire a quegli italiani che l’Italia finalmente è con loro. È un orgoglio per il Piemonte essere la prima regione italiana ad assegnare le case riservate agli esuli istriani anche ai loro discendenti, anzitutto perché sana la grave ingiustizia degli espropri subiti dagli italiani del Confine Orientale che scelsero l’esodo per non cadere vittime del regime titino nell’eccidio delle foibe, ma anche perché riconosce il ruolo delle seconde generazioni di giuliani e dalmati nati a Torino nel preservare l’identità culturale di borghi come Santa Caterina a Lucento, salvaguardando dialetto e tradizioni tramandate con fierezza dai padri. L’identità di questo villaggio è quella di questo borgo: dove c’erano i nonni adesso vi saranno i nipoti. Speriamo possa diventare un caso-scuola da esportare anche fuori dal Piemonte».

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