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Cronaca
09 Febbraio 2026 - 20:45
Un dramma cupo e ancora denso di interrogativi ha sconvolto la comunità di Montenero, frazione di Bordighera. Una bambina di appena due anni è deceduta oggi pomeriggio, lasciando dietro di sé un corpicino segnato da numerose ecchimosi che hanno immediatamente allertato le autorità. Al termine di un interrogatorio fiume, la madre della piccola, Manuela A., 43 anni, è stata tratta in arresto con l’accusa di omicidio preterintenzionale.
I fatti si sono consumati all'interno di una villetta protetta da un'alta siepe e da un moderno impianto di videosorveglianza, situata in una zona isolata, a breve distanza da un immobile recentemente sottratto alla criminalità organizzata.
Tutto è precipitato nel giro di pochi istanti. La bambina ha accusato una gravissima crisi respiratoria e la madre ha allertato i soccorsi. Nonostante il tempestivo arrivo del personale del 118 e i disperati tentativi di rianimazione, la piccola è andata in arresto cardiaco e non ha più ripreso conoscenza.
Tuttavia, il personale medico ha notato subito qualcosa di anomalo: il corpo della bimba presentava diversi lividi. La segnalazione è partita immediatamente, portando sul posto i Carabinieri. Inizialmente, la donna ha tentato di giustificare quei segni parlando di una caduta accidentale dalle scale avvenuta qualche giorno prima, ma la spiegazione è apparsa fin da subito fragile agli occhi degli investigatori.
Manuela A., che ha altri due figli di 9 e 10 anni, è stata condotta in caserma per essere ascoltata dal sostituto procuratore Veronica Meglio. Durante l'interrogatorio, la donna ha ribadito la sua versione: la caduta di qualche giorno fa sembrava non aver avuto conseguenze, tanto che oggi si sarebbe allontanata da casa lasciando i tre figli da soli. Al suo rientro, accortasi che la più piccola non respirava, avrebbe chiamato l'ambulanza.
I militari hanno analizzato i filmati delle telecamere della villetta per riscontrare i movimenti della donna e dei bambini.
L'esame esterno condotto sul corpicino ha rivelato uno scenario raccapricciante. Secondo il consulente della Procura, quei lividi non sono compatibili con una caduta, ma sono il frutto di colpi volontari, alcuni dei quali sferrati utilizzando oggetti contundenti.
L'incrocio tra la relazione medica e i primi riscontri investigativi ha convinto gli inquirenti della colpevolezza della donna, facendo scattare l'arresto. Per lei potrebbe aprirsi la porta del carcere femminile di Genova Pontedecimo.
L’avvocato della difesa, Laura Corbetta, ha rilasciato alcune dichiarazioni all'uscita della caserma, spiegando di aver richiesto gli arresti domiciliari presso l'abitazione del padre della donna, istanza che la Procura sta ancora valutando. La difesa sostiene con forza la tesi della fatalità.
La verità definitiva sulle cause della morte è attesa per domani, quando verrà affidato l'incarico per l'autopsia. L'esame autoptico sarà fondamentale per confermare la natura dei colpi e stabilire l'esatto nesso causale tra le percosse e il decesso. Non è escluso che nelle prossime ore vengano ascoltati altri testimoni per chiarire il clima familiare all'interno di quella villetta e colmare le contraddizioni in cui sarebbe caduta l'indagata.
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