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Cronaca
14 Febbraio 2026 - 19:20
Le autorità iraniane hanno ordinato il trasferimento improvviso e senza preavviso di Narges Mohammadi, l'attivista iraniana e Premio Nobel per la Pace 2023, in un centro detentivo nel nord del Paese. La notizia, diffusa oggi sabato 14 febbraio, è stata confermata dal marito, Taghi Rahmani, il quale ha denunciato come lo spostamento sia avvenuto nel più totale segreto, escludendo ogni comunicazione ufficiale sia ai familiari che ai legali della donna.
Narges Mohammadi non è solo una figura simbolo della resistenza iraniana, ma una giornalista e attivista che ha dedicato la sua intera esistenza alla lotta contro l'oppressione delle donne in Iran e alla promozione dei diritti umani e della libertà per tutti. Vicepresidente del Defenders of Human Rights Center, la sua voce è diventata un pilastro del movimento "Donna, Vita, Libertà". Nonostante le numerose condanne e i lunghi anni trascorsi dietro le sbarre — che l'hanno portata a ricevere il Nobel mentre era ancora in cella — Mohammadi non ha mai interrotto la sua protesta.
Secondo quanto riferito dal marito, che vive attualmente a Parigi, l'attivista è stata trasferita nella prigione della città di Zanjan. Attraverso un messaggio sui social, Rahmani ha interpretato questa manovra come una precisa strategia per allontanare ulteriormente Narges dai suoi affetti e dal supporto legale. "Lo scopo è di esiliarla", ha scritto l'uomo, sottolineando che fino a pochi giorni fa la donna era trattenuta a Mashhad, presso un centro di detenzione del Ministero dell'Intelligence dove le comunicazioni erano ridotte al minimo: solo una telefonata al fratello e una al proprio avvocato.
Il trasferimento solleva gravi interrogativi sulle condizioni fisiche di Mohammadi. All'inizio di questo mese, l'attivista aveva intrapreso un durissimo sciopero della fame per protestare contro le condizioni carcerarie, arrivando a un tale stato di deperimento da richiedere il ricovero in ospedale.
Proprio in questi giorni, il Comitato Norvegese per il Nobel si è dichiarato "profondamente sconvolto" dalle segnalazioni che descrivono abusi fisici sistematici e maltrattamenti definiti "potenzialmente letali". Le denunce riguardano sia le fasi concitate dell'arresto sia il trattamento ricevuto durante la detenzione, delineando un quadro di estrema vulnerabilità per la donna, la cui vita appare sempre più a rischio sotto la pressione delle autorità carcerarie iraniane.
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