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Il fatto

Cavalli e pony verso maggiore protezione: il Parlamento avvia il dibattito sul divieto di macellazione

In discussione il registro “Non Dpa” per equidi non destinati alla carne, con possibili multe fino a 100mila euro e incentivi per la riconversione degli allevamenti

Cavalli e pony verso maggiore protezione: il Parlamento avvia il dibattito sul divieto di macellazione

Il Parlamento italiano ha avviato l’iter per introdurre nuove norme che potrebbero rivoluzionare il destino di cavalli, pony, muli, asini e bardotti. L’obiettivo è riconoscere loro lo status di animale da affezione e impedire l’allevamento destinato alla macellazione.

Secondo i disegni di legge presentati da Susanna Cherchi (M5S) e Luana Zanella (Avs), in discussione nella commissione Ambiente di Palazzo Madama, chi alleva equidi per la produzione di carne rischia ora reclusione da tre mesi a tre anni e multa da 30mila a 100mila euro. La pena aumenta di un terzo se le carni vengono immesse sul mercato.

L’iniziativa legislativa, alla quale si è unito un analogo provvedimento di Michela Brambilla (Noi-Moderati), introduce anche l’obbligo di iscrizione nel Registro anagrafico entro due mesi dall’entrata in vigore della legge. Ogni animale sarà identificato tramite transponder e contrassegnato come “Non Dpa” (non destinato alla produzione alimentare). La mancata iscrizione comporterà sanzioni da 20mila a 50mila euro.

I dati allegati ai disegni di legge mostrano una significativa riduzione delle macellazioni di equini in Italia: dai 4.609 animali del 2012 si è passati ai 2.012 del 2025, con le regioni di Puglia, Emilia-Romagna e Veneto in testa per numero di capi macellati. Dietro a queste pratiche, Animal Equality Italia ha documentato gravi violazioni delle norme sul benessere animale.

L’associazione ha anche promosso una petizione, sottoscritta da 247mila cittadini nel 2023, per fermare la macellazione degli equini. Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia, sottolinea che il Parlamento ha finalmente deciso di affrontare una pratica considerata crudele e opaca, con ripercussioni anche sulla salute pubblica.

Per agevolare la transizione, la normativa prevede la creazione di un Fondo per la riconversione degli allevamenti di equidi, con una dotazione di 6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, destinata a incentivare la conversione degli allevamenti verso finalità non alimentari.

Se approvata, questa legge rappresenterebbe un passo storico nella tutela degli equidi in Italia, con effetti concreti sul benessere animale, sulla prevenzione di abusi e sul rafforzamento della trasparenza nella gestione degli allevamenti.

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