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fisco e lavoro
19 Febbraio 2026 - 17:15
Dal 2009 il divieto di cumulo tra pensione e redditi da lavoro è stato eliminato. In linea generale, quindi, lavorare dopo essere andati in pensione è consentito — l'unico requisito è la cessazione del rapporto di lavoro dipendente prima dell'accesso all'assegno. Restano però alcune eccezioni importanti, legate alle pensioni anticipate speciali.
Chi beneficia della pensione di vecchiaia — 67 anni con almeno 20 anni di contributi — può lavorare senza alcuna restrizione, sia come dipendente che come autonomo o con partita Iva, senza che l'INPS intervenga sull'importo dell'assegno. Lo stesso vale per la pensione anticipata ordinaria, ottenibile con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne: anche qui il cumulo è pieno e senza obblighi di comunicazione.
Il discorso cambia radicalmente per le pensioni anticipate speciali. Chi è uscito con Quota 103 — 62 anni e 41 di contributi — non può svolgere alcuna attività lavorativa fino ai 67 anni, con la sola eccezione del lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro lordi annui. Superata tale soglia, l'INPS sospende l'assegno. Ancora più restrittiva la situazione per i lavoratori precoci con 41 anni di contributi di cui almeno 12 mesi prima dei 19 anni: per loro il divieto è assoluto, senza eccezioni. Limiti simili si applicano all'Ape Sociale: chi ha ottenuto la certificazione dal 2024 non può cumulare reddito da lavoro e pensione fino ai 67 anni, salvo il lavoro occasionale entro 5.000 euro. Chi invece aveva ottenuto la certificazione prima del 2024 segue le vecchie soglie: fino a 8.000 euro da lavoro dipendente e 4.800 da autonomo.
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