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21 Febbraio 2026 - 12:30
Introdotta nel 2006, la tassa etica è tornata recentemente al centro del dibattito pubblico. Applicata ai redditi derivanti da attività considerate “sensibili”, colpisce in particolare chi produce e diffonde contenuti per adulti, come i creator su piattaforme tipo OnlyFans. L’aliquota prevista è del 25%, da aggiungere alle imposte ordinarie sul reddito.
La tassa etica nasce con la Legge finanziaria 2006 (Legge 266/2005) durante il secondo governo Berlusconi, con Giulio Tremonti ministro dell’Economia. L’obiettivo dichiarato era duplice: raccogliere risorse fiscali e allo stesso tempo disincentivare economicamente attività considerate socialmente problematiche, senza vietarle.
In origine, la norma riguardava soprattutto la filiera tradizionale della pornografia, tra produzione, distribuzione e vendita, in un mercato ancora prevalentemente analogico. Oggi, però, l’espansione della creator economy e delle piattaforme digitali ha reso il raggio d’azione della tassa molto più ampio, coinvolgendo numerosi lavoratori autonomi online.
A pagarla sono professionisti, imprenditori e creator digitali, anche chi opera in regime forfettario. Si tratta quindi di un prelievo diretto sul reddito dichiarato, che si distingue dalle altre imposte ordinarie per il suo intento di imporre un criterio morale sul lavoro.
Recentemente, l’Agenzia delle Entrate ha confermato che l’addizionale riguarda anche i lavoratori digitali che producono contenuti per adulti. In risposta, i Radicali italiani hanno presentato al Senato una proposta di legge popolare per abolirla, sottolineando l’ambiguità normativa e la possibile violazione dei principi di laicità dello Stato e capacità contributiva.
Tra chi ha criticato la norma c’è anche Valentina Nappi, attrice e creator, che ha contestato apertamente sia la logica che il metodo di applicazione della tassa.
Per capire l’impatto, consideriamo due lavoratori in regime forfettario con 20.000 euro di ricavi annui:
Un creator di contenuti per adulti
Un attore non soggetto all’addizionale
Supponendo un coefficiente di redditività del 67% e un’imposta sostitutiva del 15%, il reddito imponibile è 13.400 euro.
L’attore paga solo l’imposta sostitutiva: 2.010 euro
Il creator paga anche la tassa etica del 25%, pari a 3.350 euro, portando il totale a 5.360 euro
La differenza di 3.350 euro a parità di ricavi mostra quanto questa addizionale possa penalizzare i lavoratori digitali, spesso spingendoli a trasferirsi in paesi con tassazione più bassa.
La tassa etica rappresenta un caso unico di imposizione fiscale con finalità morale, nata in un contesto politico e culturale ormai datato. Con il cambiamento della economia digitale, il suo impatto è diventato molto più visibile e controverso, aprendo un dibattito su equità fiscale, libertà creativa e modernità della legge.
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