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Il caso
22 Febbraio 2026 - 15:30
Una ventunenne sudcoreana è stata arrestata con l’accusa di omicidio volontario dopo la morte di due uomini, deceduti a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro in circostanze simili. Al centro dell’inchiesta, oltre ai referti tossicologici, c’è anche la cronologia digitale della sospettata, identificata con il cognome Kim.
Secondo quanto riferito dalle autorità di Seul, la giovane avrebbe incontrato una delle vittime in un motel nel distretto di Gangbuk lo scorso 28 gennaio. Dopo aver trascorso alcune ore insieme, la donna avrebbe lasciato la stanza da sola. Il giorno successivo il corpo dell’uomo è stato trovato privo di vita. Un secondo episodio analogo si sarebbe verificato il 9 febbraio, portando gli investigatori a collegare i due casi. La ragazza è stata fermata due giorni più tardi.
Gli esami preliminari indicano che entrambe le vittime avrebbero consumato bevande contenenti benzodiazepine, farmaci sedativi comunemente prescritti, mescolate ad alcol. Una combinazione che può provocare una grave depressione del sistema nervoso centrale fino all’arresto respiratorio.
Le indagini, riportate anche dalla BBC, hanno rivelato un episodio precedente risalente a dicembre. In quell’occasione, in un parcheggio a Namyangju, la giovane avrebbe offerto un drink adulterato al proprio partner, che perse conoscenza ma sopravvisse. Dopo quell’evento, sostengono gli inquirenti, le quantità di sedativi sarebbero state aumentate in modo significativo.
Determinante per l’accusa è stata l’analisi dello smartphone della sospettata. Nelle conversazioni salvate su ChatGPT comparivano domande sugli effetti letali della combinazione tra sonniferi e alcol e sulle dosi potenzialmente pericolose. Elementi che hanno spinto la procura a modificare l’imputazione iniziale (lesioni con esito mortale) in omicidio volontario, ritenendo che vi fosse consapevolezza del rischio.
La donna ha ammesso di aver mescolato i farmaci nei drink, ma ha dichiarato di non sapere che la miscela potesse risultare fatale. Una versione che contrasta con quanto sostenuto dagli investigatori, secondo cui la sospettata sarebbe stata pienamente consapevole dei possibili effetti mortali.
Il movente resta al momento sconosciuto e le autorità non escludono ulteriori sviluppi, compresa la verifica di eventuali altre vittime. La ventunenne sarà sottoposta a perizia psichiatrica per chiarire il suo stato mentale.
La vicenda riapre, inoltre, il dibattito sull’uso delle intelligenze artificiali e sulla responsabilità delle piattaforme digitali. In questo caso, tuttavia, le informazioni ricercate sembrano essere di carattere generale e reperibili anche attraverso comuni motori di ricerca. Resta il fatto che la traccia informatica potrebbe rappresentare un elemento chiave nel procedimento giudiziario.
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