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01 Marzo 2026 - 11:50
La situazione in Medio Oriente è drasticamente precipitata. Domenica 1° marzo 2026, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) e gli Stati Uniti hanno confermato l'uccisione della Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei. Secondo quanto rivelato dal New York Times, la CIA avrebbe individuato la posizione esatta del leader poco prima dell'attacco coordinato su un complesso di comando a Teheran.
Il portavoce dell'esercito israeliano, Effie Defrin, ha dichiarato che in un solo minuto sono stati eliminati 40 comandanti di alto livello, tra cui il capo di Stato Maggiore Abdul Rahim Mousavi. Le operazioni avrebbero inoltre distrutto la maggior parte delle scorte missilistiche del regime. La Mezzaluna Rossa riferisce di almeno 60 attacchi sulla capitale nelle ultime 24 ore, con un bilancio provvisorio di 57 vittime.
L'Iran ha reagito nominando l'ayatollah Alireza Arafi nel Consiglio di leadership temporaneo per colmare il vuoto di potere. Il presidente Masoud Pezeshkian, dichiarato in salvo, ha definito l'uccisione di Khamenei una «dichiarazione di guerra a tutti i musulmani», affermando che la vendetta è ora un «dovere legittimo». Parallelamente, Ali Larijani ha minacciato ritorsioni con una «forza mai vista prima».
Il mondo osserva con il fiato sospeso. Vladimir Putin ha condannato l'operazione come un «cinico omicidio», mentre la Cina ha definito inaccettabile l'incitamento a un cambio di regime. Negli Stati Uniti, il giornalista Tucker Carlson e l'area più radicale del movimento MAGA hanno duramente criticato Trump, definendo l'attacco «disgustoso e malvagio» e un tradimento della promessa di "zero guerre".
Nel frattempo, la rappresaglia iraniana ha già colpito diversi obiettivi nel Golfo. Esplosioni sono state avvertite a Riad e un drone ha centrato un grattacielo a Dubai che ospita funzionari americani. Due missili sono stati lanciati anche verso le basi britanniche a Cipro. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha istituito alla Farnesina la «Task Force Golfo» per assistere le migliaia di italiani bloccati nella regione a causa della chiusura degli aeroporti.
Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha rivolto un video messaggio in lingua farsi alla popolazione locale: «L'aiuto che aspettavate è arrivato, scendete in piazza a milioni per rovesciare la tirannia». Mentre la polizia locale e i carabinieri in Italia monitorano con attenzione i siti sensibili, il mondo attende di capire se l'escalation porterà a un conflitto regionale totale.
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