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Salute
04 Marzo 2026 - 09:10
Nel Mezzogiorno si registrano i tassi più elevati di obesità, eppure oltre la metà delle strutture dedicate alla cura si trova nelle regioni settentrionali. È quanto emerge dalla “mappa delle disuguaglianze” elaborata dalla Società italiana dell’obesità (Sio) in occasione della Giornata mondiale dell’obesità del 4 marzo. Il quadro evidenzia forti disparità territoriali sia nell’accesso ai centri specializzati sia nei percorsi terapeutici e farmacologici.
In Italia sono attivi circa 160 centri per l’obesità, ma la loro distribuzione non è uniforme:
52% al Nord
18% al Centro
30% al Sud e nelle Isole
Nel Meridione le strutture sono concentrate soprattutto in Sicilia, Campania e Puglia, mentre regioni come Calabria e Molise risultano quasi prive di presìdi dedicati. Questo squilibrio crea vere e proprie “zone d’ombra” assistenziali, proprio nelle aree dove il fenomeno è più diffuso.
Le differenze territoriali riguardano anche l’accesso ai nuovi farmaci anti-obesità, in particolare gli agonisti del recettore GLP-1. In assenza di diagnosi di diabete, questi trattamenti restano a carico del paziente e hanno un costo medio di circa 300 euro al mese, rendendo l’accesso più semplice per chi dispone di redditi più elevati.
Un altro nodo è rappresentato dai Percorsi Diagnostico-Terapeutico Assistenziali (PDTA), fondamentali per garantire standard di cura omogenei. Solo sei Regioni li hanno approvati:
Nord: Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna
Centro: Lazio
Sud: Campania e Sicilia
L’assenza di PDTA in molte aree contribuisce ad ampliare le disuguaglianze sanitarie.
Secondo i dati più recenti, le percentuali più alte di obesità si registrano in:
Molise (14,1%)
Campania (12,9%)
Abruzzo (12,7%)
Paradossalmente, il Nord – dove l’obesità è meno diffusa, anche se in crescita – dispone della rete assistenziale più ampia. Dove invece sono stati attivati PDTA specifici e reti pubbliche accreditate, iniziano a emergere segnali di miglioramento nei dati epidemiologici.
L’Organizzazione mondiale della sanità definisce l’obesità una “pandemia non trasmissibile”: nel mondo riguarda oltre un miliardo di persone.
In Italia:
Circa 6 milioni di persone (12% della popolazione) sono obese
Il 47% degli adulti è in sovrappeso
1 bambino su 3 presenta eccesso di peso
Nonostante il 75% degli italiani riconosca l’eccesso ponderale come un grave rischio per la salute, solo il 2,7% si definisce obeso, segno di un forte divario tra percezione e realtà.
Uno dei principali ostacoli nel trattamento dell’obesità è la continuità terapeutica: circa 1 paziente su 2 abbandona il percorso nel primo anno.
Essendo una patologia cronica, richiede un approccio di lungo periodo, con interventi personalizzati e adattati nel tempo, che includano supporto medico, nutrizionale e comportamentale.
L’obesità non è solo una questione fisica, ma coinvolge anche la sfera psicologica. Un’indagine della Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf) ha rilevato che:
Il 17% dei pazienti seguiti nei Servizi di salute mentale è obeso
Nella popolazione generale la percentuale è circa 10%
Tra i giovani tra 18 e 34 anni, il divario è ancora più marcato: 13,7% contro 5,5%, con un rischio quasi triplo per chi soffre di disturbi depressivi, bipolari o schizofrenia.
L’obesità rappresenta oggi una delle principali malattie croniche in Italia. Tuttavia, la distribuzione disomogenea delle strutture, i costi dei farmaci, la carenza di PDTA regionali e le fragilità socio-economiche contribuiscono a creare un sistema di cure non equo.
Ridurre le differenze territoriali e garantire accesso uniforme alle terapie è una delle sfide centrali per il sistema sanitario nazionale nei prossimi anni.
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