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Il caso

Caso "Famiglia nel bosco": lunedì il ricorso contro l’allontanamento della madre

Dopo la separazione traumatica nella casa famiglia di Vasto, la difesa tenta la carta del ricorso d'urgenza. Mentre i servizi promuovono il padre, l'ostilità della madre verso gli educatori spacca il tribunale

Caso "Famiglia nel bosco": lunedì il ricorso contro l’allontanamento della madre

La vicenda della cosiddetta "famiglia nel bosco" si arricchisce di un nuovo, teso capitolo giudiziario. I legali di Catherine Birmingham sono pronti a dare battaglia contro l'ordinanza del Tribunale per i Minorenni che ha stabilito l'allontanamento della donna dalla casa famiglia di Vasto, dove finora era stata ospitata insieme ai suoi tre figli.

Il ricorso, che verrà presentato domani, lunedì 9 marzo, presso la Corte d’appello dell’Aquila, punta a ottenere la sospensione immediata del provvedimento. L'obiettivo della difesa è ripristinare la convivenza tra madre e figli prima che i minori vengano trasferiti in una nuova struttura, evitando così una separazione che molti considerano traumatica.

Alla base della decisione dei giudici ci sono i rapporti, ormai logori, tra la donna e lo staff della comunità. Secondo le relazioni degli assistenti sociali e degli educatori, Catherine Birmingham avrebbe assunto un atteggiamento caratterizzato da scatti d'ira e dal rifiuto di rispettare le regole della struttura. La donna avrebbe deriso apertamente l'operato degli educatori, definendoli "cattive persone" anche in presenza dei figli, un comportamento che, secondo gli esperti, starebbe influenzando negativamente i bambini, rendendoli diffidenti verso l'ambiente esterno e desiderosi solo di tornare alla loro vita precedente.

Se la figura materna viene descritta come problematica, il report promuove invece Nathan Trevallion. Il padre dei bambini viene dipinto come una figura collaborativa e positiva, capace di mediare e rasserenare il clima familiare. Questa condotta ha spinto i servizi sociali a suggerire un incremento dei suoi incontri con i figli, riconoscendogli una buona capacità di assistenza morale.

Nel frattempo, restano in attesa di svolgimento le perizie psichiatriche già disposte sia sui genitori che sui minori, necessarie per valutare con basi scientifiche la capacità genitoriale e lo stato emotivo dei piccoli.

Sulla questione è intervenuta con forza anche l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, schierandosi a favore della sospensione dell'allontanamento. Il timore espresso è che la separazione forzata dalla madre possa causare danni psicologici ai tre minori. Il Garante ha auspicato un ulteriore approfondimento medico indipendente prima di procedere a qualsiasi trasferimento.

Dal canto suo, la famiglia riferisce una situazione drammatica all'interno della struttura dopo l'addio della madre. I racconti riportano pianti disperati e una protesta estrema da parte del figlio maschio che avrebbe annunciato uno sciopero della fame finché la madre non sarà tornata.

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