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Iran, Mojtaba Khamenei nuova Guida Suprema dopo la morte di Ali Khamenei

L’Assemblea degli Esperti elegge con larga maggioranza il figlio dell’ex leader ucciso nel raid israelo-americano

Iran, Mojtaba Khamenei nuova Guida Suprema dopo la morte di Ali Khamenei

Dopo la scomparsa dell’Ayatollah Ali Khamenei, l’Iran ha rapidamente individuato il suo successore. L’Assemblea degli Esperti, l’organo religioso incaricato di scegliere la leadership della Repubblica Islamica, ha eletto Mojtaba Khamenei, secondogenito del defunto leader, come nuova Guida Suprema dell’Iran.

La decisione sarebbe stata presa con una ampia maggioranza di voti, in un clima politico estremamente teso, segnato dal conflitto con Stati Uniti e Israele e dalla crescente pressione interna delle Guardie Rivoluzionarie.

L’elezione del nuovo leader della Repubblica Islamica

Secondo quanto riferito dall’agenzia iraniana Tasnim, la votazione dell’assemblea composta da 88 membri religiosi ha sancito con largo consenso la nomina di Mojtaba Khamenei come terzo leader della Repubblica Islamica dalla rivoluzione del 1979.

Nel comunicato ufficiale diffuso dopo la votazione si legge che l’Ayatollah Seyyed Mojtaba Hosseini Khamenei è stato scelto per guidare il sistema politico-religioso iraniano.

La decisione arriva mentre la comunità internazionale osserva con attenzione l’evoluzione della situazione. L’ex presidente americano Donald Trump, intervistato da ABC News, aveva dichiarato che la futura guida iraniana “non durerà a lungo senza l’approvazione degli Stati Uniti”.

Chi è Mojtaba Khamenei

Mojtaba Khamenei, nato nel 1969 a Mashhad, ha trascorso parte della giovinezza durante il conflitto tra Iran e Iraq, al quale partecipò tra il 1987 e il 1988.

Successivamente ha intrapreso il percorso religioso nella città santa di Qom, uno dei principali centri di formazione del clero sciita, diventando nel tempo una figura sempre più influente nei circoli politici e religiosi della Repubblica Islamica.

Negli ultimi anni era considerato uno dei candidati più probabili alla successione del padre, anche se la sua figura è rimasta spesso al centro di polemiche e sospetti su presunti arricchimenti personali.

Sopravvissuto al raid che ha ucciso il padre

Nei giorni immediatamente successivi al raid militare israelo-americano che ha provocato la morte di Ali Khamenei, inizialmente si era diffusa la notizia che anche Mojtaba fosse rimasto ucciso nell’attacco.

In seguito, tuttavia, l’agenzia di stampa Mehr ha smentito queste informazioni, confermando che il nuovo leader era sano e salvo. Nell’operazione militare sarebbero invece morti diversi membri della famiglia dell’ex Guida Suprema.

Il peso politico dei Pasdaran

La sua nomina sarebbe stata favorita anche dalla forte influenza del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (Pasdaran), uno dei pilastri del potere iraniano.

Mojtaba mantiene infatti rapporti consolidati con le forze di sicurezza, oltre che con la milizia paramilitare Basij, elementi che gli garantiscono un ruolo centrale negli equilibri interni del regime.

La votazione dell’assemblea si sarebbe svolta in un contesto di grande tensione geopolitica, mentre continuano le operazioni militari tra Iran, Israele e gli alleati occidentali.

Una successione che divide

La possibilità che il figlio succedesse al padre era stata ipotizzata già in passato da diversi osservatori internazionali. Tuttavia, l’idea di una successione quasi dinastica aveva suscitato molte critiche.

La Rivoluzione islamica del 1979 nacque infatti proprio per abbattere la monarchia dello Scià, e un passaggio di potere familiare sembrava contraddire lo spirito originario del sistema politico iraniano.

Secondo alcune fonti, lo stesso Ali Khamenei in vita aveva mostrato prudenza verso questa prospettiva.

Il sostegno ad Ahmadinejad

Mojtaba Khamenei è stato indicato anche come uno dei sostenitori dell’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, soprattutto durante le elezioni presidenziali del 2005 e del 2009, molto contestate dall’opposizione.

Alcuni analisti ritengono che abbia avuto un ruolo significativo nell’organizzazione della vittoria elettorale del 2009, evento che scatenò vaste proteste nel Paese.

Le accuse sull’impero immobiliare all’estero

Negli ultimi anni il nome di Mojtaba Khamenei è emerso anche in alcune inchieste giornalistiche internazionali. Un’indagine di Bloomberg sostiene che il nuovo leader avrebbe costruito un vasto patrimonio immobiliare internazionale.

Solo nel Regno Unito, il valore degli immobili collegati a questa rete supererebbe i 100 milioni di sterline.

Secondo le ricostruzioni, i capitali deriverebbero in gran parte da proventi legati al petrolio iraniano, transitati attraverso società offshore e conti bancari in Gran Bretagna, Svizzera, Liechtenstein ed Emirati Arabi Uniti.

Ville e hotel di lusso tra Europa e Medio Oriente

Tra le proprietà citate figurerebbe una lussuosa villa a Londra, nella celebre zona residenziale soprannominata “Billionaire’s Row”, acquistata nel 2014 per oltre 33 milioni di sterline.

Il presunto patrimonio includerebbe inoltre:

  • hotel di lusso in città europee come Francoforte

  • una villa esclusiva a Dubai

  • immobili precedentemente collegati a investimenti a Toronto e Parigi

Secondo i documenti analizzati, nessuna di queste proprietà risulta formalmente intestata a Mojtaba Khamenei, il cui nome non compare nei registri ufficiali.

Il ruolo del banchiere Ali Ansari

Un ruolo chiave nella gestione delle operazioni finanziarie sarebbe attribuito al banchiere iraniano Ali Ansari, considerato da diverse fonti un intermediario centrale.

Nel 2025 il governo britannico ha imposto sanzioni nei suoi confronti con l’accusa di aver finanziato attività legate ai Guardiani della Rivoluzione.

Le sanzioni statunitensi

Gli Stati Uniti avevano già inserito Mojtaba Khamenei nella lista delle sanzioni del Dipartimento del Tesoro nel 2019.

Nonostante queste misure, diverse indagini sostengono che il patrimonio immobiliare associato alla sua rete finanziaria avrebbe continuato a espandersi negli anni, sfruttando lacune nei sistemi di trasparenza sulla proprietà in diversi Paesi occidentali.

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