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Economia
09 Marzo 2026 - 09:30
A febbraio 2026, l’inflazione italiana ha mostrato una ripresa significativa, con impatti diretti sui bilanci familiari, soprattutto per quanto riguarda cibi freschi come frutta, verdura, carne, pesce e latte fresco. L’Istat evidenzia che l’indice nazionale dei prezzi al consumo, al netto dei tabacchi, è salito del +0,8% su base mensile e del +1,6% su base annua, accelerando rispetto al +1% di gennaio.
I dati pubblicati il 4 marzo 2026 mostrano un aumento annuo dei prodotti freschi tra il 2,5% e il 3,6%, mentre i prodotti alimentari trasformati, come pasta, biscotti, conserve e confezionati, hanno registrato una crescita più contenuta, passando dal +1,9% al +1,7%. Questo evidenzia un impatto maggiore sulla dieta quotidiana mediterranea, basata su alimenti poco lavorati.
Se si considerano anche beni per la cura della casa e della persona, il carrello della spesa degli italiani a febbraio è salito del +2,2%, rispetto al +1,9% di gennaio. La conseguenza è un aumento dei costi quotidiani che colpisce soprattutto le famiglie a reddito medio-basso, dove una quota maggiore del budget è destinata ai consumi essenziali.
Un incremento del 3,6% sui prodotti freschi significa circa 14 euro in più al mese per una famiglia che spende 400 euro mensili, oltre 160 euro in più all’anno solo su questa componente.
L’incremento dei costi dei prodotti freschi è determinato da diversi fattori:
Costi di produzione agricola: fertilizzanti, mangimi e carburante continuano a gravare sui bilanci degli agricoltori.
Logistica e catena del freddo: i prodotti deperibili richiedono trasporti rapidi e conservazione costante, più onerosi rispetto ai prodotti a lunga conservazione.
Variabilità climatica: eventi meteorologici estremi e stagioni irregolari riducono le rese dei raccolti, spingendo i prezzi già alla fonte.
Servizi e trasporti più costosi: l’inflazione di febbraio è stata influenzata anche dai costi dei trasporti, che incidono sulla distribuzione dei prodotti alimentari.
L’Adoc (Associazione Nazionale per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori, UIL) ha dichiarato il 6 marzo 2026:
"I rincari sono già in atto e non hanno giustificazioni".
L’associazione denuncia una discrepanza tra inflazione generale e crescita del carrello della spesa, cresciuto del 2,2% già prima dei conflitti recenti. La richiesta è di interventi strutturali, come:
Azzeramento dell’IVA sui beni essenziali
Estensione del monitoraggio dei prezzi a tutte le città, oltre i soli mercati rionali
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