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09 Marzo 2026 - 20:45
Il caso della famiglia nel bosco continua a far discutere l’opinione pubblica. Dopo la decisione del Tribunale dei Minori di separare i genitori dai tre figli, arrivano nuove critiche da parte di esperti e figure politiche.
Tra le voci più autorevoli c’è quella del neuropsichiatra infantile Massimo Ammaniti, che ha espresso forti perplessità sulla scelta delle autorità e ha invitato le istituzioni a riconsiderare il provvedimento.
Secondo Massimo Ammaniti, professore onorario di Psicopatologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma, la decisione di separare i bambini dai genitori rischia di avere conseguenze profonde sul loro equilibrio emotivo.
L’esperto ha dichiarato di essere rimasto “incredulo” davanti agli sviluppi della vicenda. A suo giudizio, questa scelta contraddice molti principi fondamentali delle teorie sul sviluppo psicologico dei bambini.
Ammaniti sottolinea che i tre figli sono sempre cresciuti con i genitori e che il legame familiare rappresenta per loro il principale punto di riferimento. Interrompere questo rapporto, spiega, può essere giustificato solo in presenza di maltrattamenti o gravi pericoli, condizioni che – secondo lui – non sembrerebbero emergere in questo caso.
Nel dibattito pubblico è stata spesso criticata la scelta dei genitori di far crescere i figli a stretto contatto con la natura, lontano dai modelli educativi tradizionali.
Secondo Ammaniti, però, questo stile di vita non può essere automaticamente interpretato come un segnale di inadeguatezza. L’esperto evidenzia che molti genitori oggi affidano i figli a tablet e dispositivi elettronici, ma questo non viene considerato motivo per mettere in discussione la loro capacità educativa.
L’unico vero limite riconosciuto dallo specialista riguarda la scarsa socializzazione con altri bambini e il mancato rispetto di alcune regole del Paese in cui la famiglia viveva, come la frequenza scolastica.
Durante l’intervista, Ammaniti ha affrontato anche la questione della mancata scolarizzazione dei bambini.
Il neuropsichiatra ha ricordato che situazioni simili esistono anche in altri contesti sociali. In particolare ha citato il caso di alcune comunità rom, dove non tutti i minori frequentano regolarmente la scuola.
Secondo lui questo dimostra come lo Stato possa intervenire in modo molto diverso a seconda delle situazioni. Per questo motivo ritiene che sarebbe stato più utile sostenere la famiglia invece di separarla.
Ammaniti sostiene che le istituzioni avrebbero potuto adottare un approccio differente:
mantenere unita la famiglia
fornire un’abitazione adeguata
offrire supporto economico e psicologico
affiancare professionisti dell’educazione e dell’assistenza sociale
Secondo l’esperto, questo avrebbe permesso ai bambini di conoscere il sistema scolastico senza rompere il legame affettivo con i genitori.
Il caso ha suscitato anche un forte dibattito politico. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha più volte criticato l’intervento delle autorità.
Per il leader della Lega, togliere i figli ai genitori rappresenta una misura estrema, da utilizzare solo quando non esistono altre soluzioni. Salvini ha definito l’operazione un “atto di violenza ingiustificata”, sostenendo che lo Stato dovrebbe intervenire con maggiore prudenza nella vita delle famiglie.
Anche i consulenti della famiglia hanno espresso forte disappunto per quanto accaduto.
La psicologa Martina Aiello, che segue il caso, ha parlato di una decisione che ha lasciato tutti “increduli”, criticando soprattutto le modalità con cui è avvenuto l’allontanamento dei bambini dalla madre.
Sulla stessa linea anche l’avvocata Danila Solinas, secondo cui l’esecuzione del provvedimento sarebbe stata particolarmente traumatica per i minori.
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