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Il caso

Bimbi del bosco, il padre rompe il silenzio: "Voglio riportarli a casa, senza proteste"

Nathan Trevallion mantiene i contatti quotidiani con i figli allontanati, mentre la madre può vederli solo in videochiamata. Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila valuta un possibile affidamento esclusivo al padre

Bimbi del bosco, il padre rompe il silenzio: "Voglio riportarli a casa, senza proteste"

Nathan Trevallion, padre dei tre bambini noti come i "bimbi del bosco", ha lanciato un appello per la tranquillità e la protezione dei figli dopo il loro allontanamento dalla casa famiglia in cui erano stati collocati a Vasto, in provincia di Chieti. “Voglio che i bambini tornino a casa, ma fino a quando non sarà possibile preferisco che restino qui”, ha dichiarato lasciando la struttura che li ospita. Allo stesso tempo, ha chiesto ai sostenitori di evitare proteste o presidi davanti alle abitazioni private o alla casa famiglia.

La situazione della famiglia, che viveva isolata nelle campagne di Palmoli, attraversa una fase delicata. Secondo fonti vicine alla famiglia, Trevallion avrebbe parlato con la moglie, Catherine Birmingham, chiarendo che la priorità è riportare i bambini a casa e sarebbe pronto a procedere anche senza di lei se necessario.

I tre minori (una bambina di nove anni e due gemelli di sette) sono stati temporaneamente affidati a una struttura protetta su disposizione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, che ha sospeso la responsabilità genitoriale di entrambi i genitori. Nell’ordinanza, il padre viene considerato figura adeguata, mentre alla madre vengono contestati comportamenti ritenuti problematici nella gestione dei figli. Tra le opzioni sul tavolo c’è anche l’affidamento esclusivo al padre, a condizione che vengano rispettati percorsi scolastici e assistenza sanitaria dei bambini.

Nonostante l’allontanamento, Trevallion mantiene contatti quotidiani con i figli, spesso portando piccoli gesti simbolici come uova delle galline della loro casa nel bosco, per preservare il legame con la vita precedente. La madre può, invece, comunicare con loro solo tramite videochiamata, come stabilito dai giudici. Gli avvocati della famiglia stanno preparando un ricorso contro l’ordinanza, sostenendo che alcune valutazioni degli specialisti non sarebbero state pienamente considerate.

Il caso continua a suscitare forti reazioni sui social, con episodi di attacchi e minacce che hanno portato a un rafforzamento della vigilanza nei confronti della presidente del Tribunale per i minorenni, Cecilia Angrisano, già sotto protezione per ruolo istituzionale. La magistrata, insieme al procuratore David Mancini, ha ribadito che ogni iniziativa giudiziaria è guidata esclusivamente dai principi di tutela dei diritti dei minori, condannando i toni aggressivi circolati negli ultimi giorni.

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