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Il caso

Sassolino nel risotto ai funghi del supermercato: una donna si frantuma i denti mangiandolo

Un danno odontoiatrico da migliaia di euro, ma il Tribunale civile esclude responsabilità del punto vendita

Sassolino nel risotto ai funghi del supermercato: una donna si frantuma i denti mangiandolo

Una tranquilla serata a casa si è trasformata in un vero incubo per una donna di 40 anni di Pisa. Mentre gustava il suo risotto ai funghi porcini secchi, ha sentito un improvviso crack: un piccolo sassolino nascosto tra i chicchi le ha frantumato due denti e distrutto un ponte dentale.

Il danno e la richiesta di risarcimento

Immediatamente, la donna ha dovuto rivolgersi al medico di guardia, mentre il giorno seguente il dentista le ha comunicato che sarebbe stato necessario un impianto dentale, una procedura complessa e molto costosa, con un preventivo di circa 8.000 euro. Convinta di essere stata vittima di un prodotto difettoso, ha deciso di citare in giudizio sia il supermercato dove aveva acquistato i funghi, sia la ditta produttrice, chiedendo un risarcimento economico e fisico per i danni subiti.

La difesa: il sassolino potrebbe venire dal riso

In tribunale, gli avvocati delle controparti hanno sostenuto che non fosse possibile stabilire con certezza la provenienza del corpo estraneo. Il sassolino, hanno spiegato, poteva provenire anche dalla confezione del riso e non necessariamente dai funghi. Inoltre, hanno sottolineato che durante la preparazione domestica — ammollo, risciacquo, mescolamento — contaminazioni accidentali sono possibili e non imputabili al produttore.

La sentenza: manca la prova oggettiva

Il Tribunale civile di Pisa, con la giudice Teresa Guerrieri, ha rigettato il ricorso. Secondo la sentenza, non esiste una prova certa che il sassolino fosse contenuto nella confezione dei funghi secchi al momento dell’acquisto. La preparazione del piatto, lunga e complessa, include vari passaggi in cui possono verificarsi contaminazioni.

Anche la testimonianza della persona presente durante la cena non ha convinto il giudice: il commensale ha visto il sassolino, ma non ha assistito all’apertura della busta dei funghi.

Il risultato è stato una doppia beffa per la donna: oltre ai danni fisici e alla spesa odontoiatrica, è stata condannata a pagare circa 3.000 euro di spese legali ai legali delle controparti.

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