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“Daremo la caccia a Netanyahu e lo uccideremo”: la minaccia dei Pasdaran mentre il Medio Oriente scivola verso una nuova escalation

Raid di Israele e Stati Uniti contro obiettivi in Iran, Teheran risponde con missili e droni. Alta tensione sullo Stretto di Hormuz e dubbi di Trump sulla sorte della Guida Suprema Mojtaba Khamenei

“Daremo la caccia a Netanyahu e lo uccideremo”: la minaccia dei Pasdaran mentre il Medio Oriente scivola verso una nuova escalation

La tensione nel Golfo Persico continua a salire mentre il conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran registra una nuova giornata di attacchi e minacce incrociate. Raid aerei, lanci di missili e droni, e dichiarazioni sempre più aggressive da parte dei leader coinvolti stanno alimentando il timore di un’ulteriore escalation nella regione.

Al centro della crisi c’è soprattutto lo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo strategico attraverso cui transita una quota enorme del petrolio mondiale proveniente dai Paesi del Golfo. Washington ha deciso di rafforzare la presenza militare nell’area e ha invitato altri Paesi a contribuire alla sicurezza dello stretto, con l’obiettivo di garantire il passaggio delle petroliere e delle navi gasiere.

Nelle ultime ore, gli Stati Uniti hanno colpito anche la strategica isola di Kharg, infrastruttura fondamentale per l’export energetico iraniano: da qui passa circa l’80% del petrolio iraniano destinato ai mercati internazionali. Un’azione che rappresenta uno dei punti più sensibili dello scontro in corso.

Parallelamente, Israele ha continuato le proprie operazioni militari contro obiettivi legati al sistema militare iraniano e ha condotto azioni anche in Libano, mentre Teheran ha risposto lanciando missili e droni verso diversi Paesi della regione.

Sul piano politico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di non essere ancora pronto a un accordo con l’Iran e ha sollevato dubbi sulla sorte della nuova Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei. Secondo il capo della Casa Bianca, non è chiaro se il leader sia ancora vivo, dopo che non è apparso pubblicamente per il suo primo intervento televisivo da capo del Paese. Trump ha parlato di voci non confermate sulla sua morte, aggiungendo che, se fosse effettivamente vivo, dovrebbe prendere “decisioni molto intelligenti per il suo Paese”, arrivando a evocare l’ipotesi di una resa.

Dal lato iraniano, la retorica resta altrettanto dura. I Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran) hanno diffuso un messaggio in cui promettono di “dare la caccia e uccidere” il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, accusato di essere responsabile delle operazioni militari contro l’Iran e contro la popolazione civile.

Nel frattempo le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno annunciato l’avvio di una vasta ondata di attacchi contro infrastrutture del governo iraniano nell’Iran occidentale, colpendo quelli che Tel Aviv definisce obiettivi legati al sistema militare del regime.

La combinazione tra attacchi militari diretti, minacce tra leadership politiche e la crescente centralità dello Stretto di Hormuz rende il quadro sempre più instabile. La possibilità che altri Paesi entrino nel dispositivo militare per proteggere il traffico energetico internazionale potrebbe, infatti, segnare un ulteriore passo verso l’allargamento del conflitto.

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