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La scoperta
18 Marzo 2026 - 21:00
Al CERN di Ginevra è stata individuata una nuova particella che promette di svelare segreti fondamentali sulla struttura della materia. Tutti conosciamo il protone, la particella con carica positiva situata nel nucleo dell'atomo. Ebbene, questa nuova particella condivide la struttura di base del protone ma è 4 volte più pesante; pur somigliandogli nella forma ha una massa molto superiore, una caratteristica che l'ha resa estremamente difficile da scovare fino ad oggi.
Per capire la portata della scoperta bisogna guardare ai quark, i componenti base della materia. Mentre un protone comune è formato da due quark "up" e un quark "down", in questa nuova particella i due quark "up" sono sostituiti da due quark "charm".
Questi componenti sono molto rari e non esistono nella materia ordinaria che ci circonda; produrli richiede le energie degli acceleratori come il Large Hadron Collider (LHC).
La particella, essendo instabile, si è frantumata in tre componenti più leggere, lasciando una traccia che i sensori sono riusciti a leggere. Questo è stato possibile solo grazie a un recente aggiornamento tecnologico del rivelatore che oggi è 15 volte più veloce e sensibile rispetto al passato, permettendo di analizzare una mole di dati immensa ogni giorno.
Il merito del ritrovamento va all'esperimento LHCb, un progetto in cui l'Italia gioca un ruolo da protagonista assoluta: il 19% dei ricercatori coinvolti appartiene all'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), la percentuale più alta tra tutti i paesi partecipanti.
Tra i protagonisti di questo successo c'è Giovanni Punzi, ricercatore dell'INFN e professore all'Università di Pisa, che ricopre il ruolo di responsabile nazionale di LHCb. È proprio grazie alla guida e alla visione dei ricercatori italiani che è stato possibile sfruttare al meglio l'ultima versione aggiornata dell'acceleratore, trasformando una mole immensa di dati in una scoperta concreta.
Non è solo una conquista accademica. Questa osservazione conferma che il Modello Standard — la grande teoria che spiega come funziona l'universo — è sulla strada giusta. Come sottolineato da Giovanni Punzi, responsabile nazionale di LHCb, queste scoperte ci permettono di capire meglio le forze invisibili che tengono uniti i costituenti dell'atomo.
La ricerca non si ferma qui. Nell'estate del 2026 inizierà un lungo stop di quattro anni per i lavori di potenziamento che trasformeranno l'impianto nell'High-Luminosity LHC. L'obiettivo è decuplicare il numero di collisioni tra particelle e dotare i sensori di una precisione temporale quasi assoluta, inaugurando una stagione di scoperte ancora più profonde sulla natura della realtà.
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