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20 Marzo 2026 - 09:00
Il Consiglio europeo riunito a Bruxelles il 19 e 20 marzo ha affrontato un’agenda particolarmente ampia, dominata però dalla crescente tensione in Medio Oriente e dalla crisi legata all’Iran. I leader dei 27 Paesi membri hanno discusso anche di economia, energia, Ucraina, migrazione e sicurezza comune.
Tra le decisioni più rilevanti emerge la richiesta di una moratoria contro gli attacchi alle infrastrutture energetiche e idriche. Si tratta di un punto inserito direttamente nelle conclusioni finali, con l’obiettivo di limitare i danni civili e contenere l’escalation militare.
L’Unione europea invita tutte le parti coinvolte alla de-escalation, al rispetto del diritto internazionale e alla protezione della popolazione civile. Forte anche la preoccupazione per l’impatto globale del conflitto, sia sul piano della sicurezza che su quello economico.
Il vertice, inizialmente pensato per rilanciare la competitività europea, è stato invece dominato dall’emergenza geopolitica. I leader hanno ribadito l’importanza di garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, area strategica per i flussi energetici mondiali.
In questo contesto, l’UE punta a rafforzare le missioni marittime Aspides e Atalanta, aumentando le risorse dedicate alla sicurezza navale.
Ampio spazio anche al dossier Ucraina, con un confronto acceso sul prestito da 90 miliardi di euro destinato a sostenere Kiev. Ungheria e Slovacchia hanno bloccato l’accordo, senza mostrare aperture.
Il presidente ucraino Zelensky, intervenuto in collegamento, ha definito questi fondi “essenziali”. Le conclusioni sul tema sono state infatti approvate da 25 Paesi su 27.
Un altro punto critico riguarda l’oleodotto Druzhba, fondamentale per il trasporto di petrolio russo verso l’Europa centrale. I danni causati dal conflitto hanno ridotto i flussi, generando tensioni tra i Paesi membri.
Kiev ha promesso di ripristinare le forniture, ma la situazione resta incerta e legata anche alle azioni militari russe.
I leader europei hanno sottolineato la necessità di prevenire una nuova emergenza migratoria simile a quella del 2015. L’UE è pronta a utilizzare strumenti diplomatici, finanziari e operativi per controllare i flussi e rafforzare le frontiere esterne.
L’Alto rappresentante Kaja Kallas ha ribadito che la guerra in Iran non ha una base nel diritto internazionale, sottolineando che l’uso della forza è legittimo solo in caso di autodifesa o con mandato ONU.
Ha inoltre chiarito che l’Unione europea non intende entrare nel conflitto, mantenendo una posizione orientata alla mediazione diplomatica.
Sul fronte economico, alcuni Paesi del Sud Europa hanno sollevato la questione della possibile sospensione del Patto di Stabilità, anche alla luce delle tensioni energetiche e dei rischi ambientali.
Tuttavia, i Paesi del Nord restano contrari a qualsiasi allentamento delle regole fiscali, rendendo difficile un accordo su questo punto.
Il Consiglio europeo si chiude quindi con un quadro complesso: da un lato la necessità di gestire crisi internazionali sempre più instabili, dall’altro il tentativo di mantenere equilibrio su energia, finanze e sicurezza interna.
Il Medio Oriente resta la priorità immediata, ma le divisioni interne all’UE mostrano quanto sia difficile costruire una risposta comune efficace.
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