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La polemica

Parco Sempione, dopo lo sgombero scoppia lo scontro politico: Porcedda e Marrone, parole al vetriolo

Il vicepresidente della Regione: «Un giorno forse l’assessore Porcedda riuscirà a distinguere i tossicodipendenti dai pusher delinquenti»

Parco Sempione, dopo lo sgombero scoppia lo scontro politico: Porcedda e Marrone, parole al vetriolo

Non si è ancora dissolto l’odore acre dei falò improvvisati e dei rifiuti portati via dall’Amiat, che sullo sgombero del parco Sempione si accende un altro fronte: quello politico. E i toni, questa volta, sono tutt’altro che sfumati. Da una parte l’assessore alla Sicurezza della Città di Torino, Marco Porcedda. Dall’altra il vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone. In mezzo, un’operazione di controllo e allontanamento che diventa terreno di scontro. «Ancora una volta assistiamo a un’operazione di mera propaganda nel rivendicare risultati altrui», attacca Porcedda. Il punto, per l’assessore, è chiaro: le attività di identificazione e sgombero nell’area del Sempione non sono iniziative estemporanee, ma interventi «disposti da prefettura e questura in modo costante». Un lavoro quotidiano, strutturato, che vede il Comune - rivendica - presente con la polizia locale e con Amiat per la pulizia. Ma non basta. Porcedda alza il tiro e sposta il focus su ciò che, a suo dire, manca: «Situazioni così complesse richiedono una risposta integrata». Tradotto: non solo ordine pubblico, ma anche sanità. Nel mirino finisce l’assenza degli operatori dell’Asl. «Al presidio del territorio deve affiancarsi la presa in carico sanitaria delle persone fragili, con percorsi di cura volontari e appropriati». E affonda: «Invece di speculare sulle persone per mera propaganda elettorale, occorrerebbe offrire aiuto». Poi il promemoria finale: su quell’area è già in corso un progetto di riqualificazione, con la nascita di un nuovo impianto natatorio e sportivo.  La replica di Marrone arriva secca, senza mediazioni. «Un giorno forse l’assessore Porcedda riuscirà a distinguere i tossicodipendenti dai pusher delinquenti». Una linea netta: da una parte chi va curato, dall’altra chi va arrestato. «Le retate della Polizia di Stato sono l’unico dialogo che conosciamo per i pusher», aggiunge, chiamando in causa direttamente l’amministrazione guidata dal sindaco Lo Russo. Che al sindaco piaccia o meno, il vicepresidente fa capire che non c'è intenzione di un solo passo indietro. E rivendica il lavoro della Regione: equipe di strada, tutor socio-sanitari, politiche sociali attive «ogni settimana». Ma sul fronte dello spaccio non c'è mediazione per Marrone: «I pusher sono il braccio armato delle mafie, anche africane, e devono andare in carcere».

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