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CRONACA GIUDIZIARIA
09 Aprile 2026 - 14:46
Vincenzo Ruvolo in aula
Non è solo una tragedia, ma anche una catena di omissioni e scelte difficili quella emersa in tribunale sull’esplosione del 30 giugno in via Nizza 389, costata la vita al 33enne Jacopo Peretti e capace di distruggere due piani dello stabile. Tra le macerie, oltre ai muri, c’è anche la certezza di una copertura assicurativa che, al momento decisivo, non esisteva. A chiarirlo è stata la stessa compagnia: la polizza non può essere attivata perché pagata fuori tempo massimo. Un dettaglio tecnico che si traduce, per molti residenti, in una prospettiva concreta: nessun risarcimento. In aula, l’amministratore Vincenzo Ruvolo ha tracciato il quadro di un edificio piegato dalle morosità. Un buco di circa 23mila euro, conti in sofferenza e la necessità - ha spiegato - di scegliere cosa pagare e cosa rimandare. «Prima i servizi essenziali», ha detto, citando acqua e luce. In questo equilibrio precario, la polizza assicurativa è finita spesso in secondo piano. Non un caso isolato: da anni, ha ammesso, i pagamenti avvenivano in ritardo. Fino al punto critico: il premio saldato la mattina del 30 giugno, quando però l’esplosione era già avvenuta da ore e la copertura risultava scaduta da oltre un mese.
La situazione si complica ulteriormente guardando alle condizioni della polizza. Negli anni, per contenere i costi, alcune garanzie sarebbero state eliminate, tra cui quella per danni provocati da atti dolosi. Un elemento che potrebbe cambiare tutto: anche con un pagamento puntuale, il rimborso ai condomini potrebbe non essere stato garantito. Su questo punto, però, lo stesso amministratore ha ammesso di non aver mai approfondito nel dettaglio le clausole. Le contestazioni dei legali delle famiglie si concentrano anche sulla gestione interna. Ruvolo non avrebbe ricevuto un mandato esplicito dall’assemblea per sospendere il pagamento della polizza, né avrebbe comunicato in modo diretto la scelta di lasciarla scadere. Solo una riunione, a marzo, poche settimane fa, per illustrare le difficoltà economiche. Intanto, i residenti - alcuni ancora fuori casa - assistono alle udienze, a tutte, e chiedono spiegazioni. Il rischio di dover affrontare da soli i costi dei danni è sempre più concreto. Di fronte allo stallo, l’amministratore ha avanzato una proposta: anticipare circa 300mila euro tramite il proprio studio per avviare i lavori urgenti. Una soluzione tampone, su cui i condomini sono chiamati a decidere nelle prossime settimane. Sul piano penale, le indagini puntano su Giovanni Zippo, ex guardia giurata, accusato di aver provocato l’esplosione incendiando l’appartamento della donna con cui aveva una relazione. Lei, quella notte, era fuori città. L’uomo è imputato per omicidio volontario, disastro e lesioni e rischia l’ergastolo. Dopo iniziali tentativi di depistaggio, ha ammesso le proprie responsabilità, sostenendo però di non voler uccidere: «Volevo solo darle una lezione». Secondo l’accusa, si sarebbe trattato di un gesto di vendetta.
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