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Il caso
10 Aprile 2026 - 20:35
Il governo guidato da Giorgia Meloni sta lavorando a una misura che punta a vietare l’accesso ai social network ai minori di 15 anni, introducendo anche possibili sanzioni per i genitori in caso di violazioni. Tuttavia, al momento non esiste ancora un testo ufficiale definitivo e la presunta bozza continua a generare incertezze.
A sollevare dubbi è anche il mondo delle associazioni dei genitori. Il Moige ha dichiarato di non aver ricevuto alcun documento ufficiale né inviti a confronti istituzionali.
Il direttore generale Antonio Affinita ha spiegato che, se confermate, le multe ai genitori sarebbero “inaccettabili”, perché colpirebbero proprio chi subisce gli effetti negativi delle piattaforme digitali. Secondo l’associazione, infatti, i social utilizzano algoritmi progettati per creare dipendenza e diffondere contenuti potenzialmente dannosi per i più giovani.
La proposta iniziale, collegata al disegno di legge DDL 1136 firmato anche dalla senatrice Lavinia Mennuni, è rimasta bloccata per mesi in Parlamento.
Di fronte a diversi episodi di cronaca che hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza dei minori, Palazzo Chigi avrebbe deciso di riscrivere il provvedimento da zero, ampliando le tutele ma allungando i tempi.
Il dossier ora potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri come decreto o nuovo disegno di legge, ma resta aperto il problema del coordinamento con l’Unione Europea e con il Digital Services Act (DSA), che impone regole comuni per le piattaforme online.
Il nodo principale riguarda le tempistiche: se il governo optasse per un decreto, dovrebbe comunque passare dal confronto con Bruxelles in tempi rapidi. Se invece si scegliesse un disegno di legge ordinario, il rischio è che il provvedimento non venga approvato prima della fine della legislatura.
Un rallentamento che, secondo alcuni osservatori, contrasterebbe con l’urgenza politica dichiarata dal governo stesso sul tema della protezione dei minori online.
Nei prossimi giorni è previsto un incontro presso il ministero delle Imprese guidato da Adolfo Urso, con la partecipazione delle principali big tech come Meta, TikTok e Google.
Al tavolo potrebbero essere coinvolti anche operatori telefonici, rivenditori tecnologici e, almeno in parte, le famiglie. Al centro del confronto ci sarà il tema del parental control obbligatorio, considerato uno strumento chiave per limitare l’accesso dei minori ai social.
In caso di mancato rispetto delle regole, la bozza prevede possibili sanzioni amministrative ai genitori.
Le associazioni familiari e diversi esperti chiedono però un intervento più incisivo. La proposta principale è quella di alzare a 16 anni l’età minima per accedere ai social, in linea con il GDPR europeo e con le scelte già adottate o discusse in Paesi come Australia, Spagna e Nuova Zelanda.
Tra le richieste più forti ci sono:
obbligo di verifica dell’identità digitale (CIE) per accedere alle piattaforme
divieto di profilazione algoritmica dei minori
stop a sistemi come scroll infinito, notifiche continue e meccanismi di engagement compulsivo
Secondo gli esperti, questi strumenti alimenterebbero una vera e propria dipendenza comportamentale legata ai social network, agendo sui processi neurologici degli adolescenti.
Un ulteriore punto critico riguarda la possibile introduzione della responsabilità civile e penale delle piattaforme digitali per i danni o le azioni compiute dai minori.
Un tema destinato a creare tensioni tra governo, aziende tecnologiche e famiglie, mentre il dibattito politico si concentra sempre più su un interrogativo centrale: come proteggere i minori senza scaricare tutta la responsabilità sui genitori?
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