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Il caso

Non è un carcere per le donne «Storie al limite del dramma»

Sono più sole. Le famiglie spesso le abbandonano

Non è un carcere per le donne «Storie al limite del dramma»

Non è un carcere per donne. Lo ha detto Rocco Sciarone, delegato della rettrice per il Polo Universitario Penitenziario, al termine della cerimonia di inaugurazione, ma lo dicono anche i dati. Il carcere di Torino oggi conta 120 donne su un totale di 1500 detenuti dentro. E’ costruito pensando a un luogo di accoglienza maschile. Le donne, forse, non erano previste. Basti sapere che attualmente ci sono 172 iscritti a UniTo, studenti che dimorano nelle case circondariali di Torino, Saluzzo, Asti e Biella. E le studentesse sono solo 7.

Le donne delinquono meno? Così raccontano i report. Ma non si può evitare di menzionare quanto le loro storie siano più drammatiche, rispetto a quelle della media degli uomini che si trovano dietro le sbarre. Sono più sole. Le famiglie spesso le abbandonano, una volta recluse. Spesso soffrono di problematiche psichiatriche. Dipendenze. Molte hanno alle spalle un’infanzia fatta di traumi, tante sono finite nei guai per dar retta all’uomo sbagliato. Alle Vallette c’è anche l’Icam, sezione dedicata alle madri. Dentro, un ambiente diverso: agenti senza divise, ambienti accoglienti - puliti e piacevoli - e niente sbarre alle finestre. Quante mamme ci sono dentro adesso? Non ci è dato saperlo, il numero esatto. Sappiamo però che il più piccolo dei bimbi ha 8 mesi e la più grande 8 anni.

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