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13 Aprile 2026 - 15:20
Con l’avvicinarsi dell’esame di Stato, torna una questione fondamentale: in che modo affronteranno la Maturità 2026 gli studenti con disabilità, disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) o altri bisogni educativi speciali (BES)?
A chiarire le modalità è l’ordinanza ministeriale 2025/2026, che definisce in modo preciso prove, strumenti consentiti e criteri di valutazione. Non si tratta di una rivoluzione, ma dell’evoluzione di un percorso normativo costruito nel tempo (tra cui la legge 104/1992, la legge 170/2010 e il decreto legislativo 66/2017), con l’obiettivo di garantire inclusione e pari opportunità.
Il principio centrale resta la personalizzazione del percorso d’esame. Per gli studenti con disabilità certificata, il documento di riferimento è il Piano Educativo Individualizzato (PEI), che stabilisce il tipo di prova da sostenere:
Prove equipollenti: consentono di ottenere il diploma di Maturità con lo stesso valore legale, pur con modalità adattate (tempi più lunghi, contenuti semplificati ma equivalenti, uso di strumenti tecnologici).
Prove differenziate: costruite sul percorso personalizzato, portano al rilascio di un attestato di credito formativo, utile per il lavoro o la formazione successiva.
Questa distinzione è cruciale, perché incide direttamente sul titolo finale conseguito.
Le prove differenziate non seguono i programmi standard, ma riflettono gli obiettivi realmente raggiunti dallo studente. Anche se non permettono di ottenere il diploma, rappresentano comunque una certificazione importante delle competenze, spendibile in ambito professionale o formativo.
Per gli studenti con DSA (come dislessia, disgrafia, discalculia e disortografia), sono previste specifiche misure di supporto. Queste difficoltà non compromettono le capacità cognitive, ma senza adeguati strumenti possono rendere l’esame particolarmente complesso.
L’ordinanza conferma l’utilizzo di:
calcolatrici
software di sintesi vocale e lettura
mappe concettuali e schemi
computer con correttore ortografico
tempo aggiuntivo (di norma +30%)
Nei casi più gravi, è possibile sostituire la prova scritta di lingua straniera con una prova orale. Tuttavia, in queste situazioni il diploma può avere limitazioni per l’accesso ad alcuni percorsi universitari.
I bisogni educativi speciali (BES) comprendono una vasta gamma di situazioni, tra cui:
svantaggio socio-economico
difficoltà linguistiche
condizioni cliniche non certificate come disabilità o DSA
In questi casi, non esistono misure automatiche: sarà il consiglio di classe a decidere strumenti e modalità d’esame, basandosi sul percorso svolto durante l’anno. Ogni scelta deve essere motivata e coerente.
Un aspetto fondamentale riguarda le griglie di valutazione, che devono essere adattate ai percorsi personalizzati.
In pratica:
uno studente con dislessia non può essere valutato con gli stessi criteri di uno senza difficoltà, soprattutto per quanto riguarda gli errori ortografici
per chi segue un percorso differenziato, la valutazione deve basarsi sugli obiettivi del PEI, non su quelli standard
Questo garantisce una valutazione più equa e realistica.
Per assicurare una reale inclusione, sono previste misure specifiche per studenti con disabilità visive:
per gli studenti ciechi: prove fornite in Braille
per gli ipovedenti: testi ingranditi o supporti digitali con zoom
possibilità di utilizzare tecnologie assistive (lettori vocali, software di ingrandimento), se previste dal PEI
L’organizzazione di questi strumenti richiede un lavoro complesso, ma è essenziale per garantire pari condizioni d’esame.
La Maturità 2026 si conferma orientata verso un modello sempre più inclusivo e personalizzato, dove ogni studente viene valutato in base al proprio percorso reale. Il sistema punta non solo a verificare le conoscenze, ma anche a riconoscere e valorizzare le competenze individuali, nel rispetto delle diverse esigenze.
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