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CRONACA GIUDIZIARIA

Ai domiciliari l'avvocato che ha portato fumo ai detenuti in carcere

Si delinea un quadro a proposito delle motivazioni che l'hanno spinto a introdurre droga nel penitenziario

Ai domiciliari l'avvocato che ha portato fumo ai detenuti in carcere

E’ ai domiciliari F.C., l’avvocato arrestato venerdì all’interno del carcere con 400 grammi di hashish.
Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato l’arresto e disposto la misura cautelare meno afflittiva dopo la custodia in carcere, durata fino all’udienza di ieri mattina. Secondo la ricostruzione, l’uomo si era presentato in istituto per i colloqui con alcuni detenuti. Con sé aveva quattro panetti di stupefacente, circa 400 grammi di hashish. L’intervento della polizia penitenziaria è scattato subito dopo il primo colloquio: gli agenti hanno fermato il detenuto coinvolto e, a seguire, è scattato l’arresto in flagranza per F.C.

Nel corso delle sue dichiarazioni, l’avvocato ha raccontato una vicenda che andrebbe avanti da mesi. «Non riuscivo a uscirne, era da gennaio che andava avanti questa storia. Non era la prima volta che portavo del fumo ai detenuti», avrebbe riferito, aggiungendo di aver agito sotto minacce e di essere stato anche aggredito. Non da detenuti, ma da persone esterne all’ambiente carcerario. Il suo legale, Maurizio Petitti, descrive un quadro personale complesso: «È molto provato, per un avvocato stare in carcere è difficile. È una cosa più grande di lui, è a pezzi».
F.C., secondo quanto emerso, sarebbe stato attenzionato nelle settimane precedenti agli arresti, elemento che avrebbe contribuito all’operazione in flagranza. L’ipotesi investigativa è che la droga fosse destinata a circolare all’interno dell’istituto penitenziario, probabilmente attraverso gli stessi detenuti coinvolti nei colloqui.

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