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CRONACA GIUDIZIARIA

Fatture false e “cartiere” nel settore hi-tech: 16 condanne nel processo Labirinto

L’indagine, coordinata dal pm Mario Bendoni e condotta dalla guardia di finanza, nel dicembre 2020 aveva già portato a una ventina di misure cautelari

Fatture false e “cartiere” nel settore hi-tech: 16 condanne nel processo Labirinto

i chiude con sedici condanne il processo nato dalla maxi-inchiesta “Labirinto”, che ha fatto emergere una presunta frode fiscale nel settore dell’acquisto e rivendita di prodotti informatici e di telefonia. L’indagine, coordinata dal pm Mario Bendoni e condotta dalla guardia di finanza, nel dicembre 2020 aveva già portato a una ventina di misure cautelari. Il danno stimato per l’erario è stato quantificato in circa 70 milioni di euro. Al centro del meccanismo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, un sistema di “cartiere”, società fittizie create esclusivamente per emettere fatture per operazioni inesistenti e consentire ad altre imprese di evadere l’Iva. Le società fantasma individuate sarebbero state una settantina. Le figure ritenute centrali del presunto giro sono due imprenditori di una ditta con sede a Volvera, nel Torinese, entrambi giudicati con rito abbreviato e già condannati con sentenze divenute definitive. Il processo concluso oggi riguardava invece i cosiddetti prestanome: 14 persone a cui sono state inflitte pene comprese tra un anno e mezzo e tre anni di reclusione. Condannati anche due soggetti indicati come “accreditatori” delle cartiere: cinque anni di carcere per un cittadino olandese e quattro anni e mezzo per un secondo imputato.

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